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IL CASO/ 2. Il "cerchio" del lavoro che fa vincere le imprese

La gentilezza, l’affabilità, la fiducia e l’apertura verso gli altri nelle relazioni interpersonali sono qualità importanti anche nel lavoro, come spiega FRANCESCO SANSONE

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La gentilezza, l’affabilità, la fiducia e l’apertura verso gli altri nelle relazioni interpersonali eleva la qualità del clima negli ambienti professionali e l’efficacia della prestazione nei contesti organizzativi con conseguenze molto concrete sulla produttività. La rivista internazionale Psychologies Magazine, ispirata dal World Kindness Day, ha lanciato in Francia lo scorso anno per la prima volta “la giornata mondiale della gentilezza” riscuotendo un grande successo e quest’anno le 12 edizioni del network di Psychologies Magazine hanno invitato ciascuno ad agire concretamente per elevare la qualità delle relazioni e della vita in azienda.

Aristotele, nei capitoli 12-15 del IV libro dell’Etica Nicomachea, esamina le disposizioni che riguardano le relazioni sociali e la prima delle virtù sociali a essere presentata riguarda proprio l’affabilità nei modi, la gentilezza, il garbo da utilizzare nelle relazioni: “Nelle relazioni sociali, vale a dire nel vivere in intimità e nell’intrattenere rapporti di parole e di fatti, gli uni passano per essere compiacenti: si tratta di coloro che approvano ogni cosa per procurare piacere e non si contrappongono in niente, ma pensano di non dover procurare dolore a quelli con i quali si incontrano. Invece, coloro che, al contrario di questi, si oppongono in ogni cosa e non hanno nessuna preoccupazione di procurare dolore, sono chiamati fastidiosi e litigiosi” (Etica, IV, 12, 1126b).

Chi pecca per eccesso in quest’ambito è dunque il compiacente, cioè colui che approva ogni cosa con l’unica preoccupazione di risultare piacevole, oppure l’adulatore, che invece lo fa per conseguire vantaggi personali. Pecca invece per difetto il fastidioso o litigioso, che ha sempre da obiettare e non si preoccupa di provocare dolore.

Aristotele afferma che questa virtù assomiglia all’amicizia, pur differenziandosene per il fatto di non comportare sentimenti d’affetto nei confronti di coloro verso i quali si tratta. “Infatti, si avrà lo stesso comportamento sia verso gli sconosciuti che verso coloro che si conoscono, sia verso i familiari che verso gli estranei, tranne che come è adatto in ciascuna di queste relazioni. Ché non sarà conveniente avere ugual cura per i familiari e per gli estranei, né metterli sullo stesso piano quando si tratta di causare loro un dolore” (Etica, IV, 12, 1126b).