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LAVORO/ Colli Lanzi (Gi Group): vi spiego le riforme per creare più occupazione

Il mercato del lavoro in Italia ha bisogno di alcuni aggiustamenti per cercare di risolvere i suoi due principali problemi. Ne parliamo con STEFANO COLLI LANZI

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

«Da diversi anni i dati sul tasso di disoccupazione in Italia sono competitivi rispetto a quelli degli altri paesi europei. Tuttavia, sono anche “drogati” dall’uso della cassa integrazione e da tanti posti di lavoro, specialmente pubblici, che sono poco produttivi». Comincia così l’analisi di Stefano Colli Lanzi, Amministratore delegato di Gi Group, la più grande Agenzia per il lavoro d’Italia, sulla situazione occupazionale del nostro Paese, che presto si trasforma in una serie di consigli utili a migliorare il mercato del lavoro.

Cosa ci può dire circa le prospettive occupazionali future?

Non sono purtroppo delle migliori. Sia perché la diminuzione di risorse pubbliche renderà meno sostenibili questi posti di lavoro improduttivi, sia perché ci troviamo di fronte a una recessione. Nessuno quasi ne parla, ma ormai è un dato evidente vista l’aria di crisi e di incertezza che si respira. Penso che i dati sull’occupazione di ottobre saranno completamente diversi da quelli di settembre, ma al di là di queste osservazioni congiunturali, a mio parere ci sono due grandi problemi che affliggono il mercato del lavoro italiano.

Quali sono?

Il primo è l’alta improduttività, che poi si riflette sulle retribuzioni che restano basse. Il rischio è che appena la situazione dell’economia dovesse tornare positiva le famiglie perderebbero ancora più potere d’acquisto. Il secondo è l’iniquità, dato che il sistema protegge molto chi è già dentro il mercato del lavoro, ma non chi è fuori. Questo penalizza in modo drammatico i giovani. Le aziende, invece che utilizzare contratti a medio-termine e investire su di loro, gestiscono i rapporti di lavoro anche duraturi con gli strumenti della flessibilità, perché c’è troppa rigidità in uscita del mercato.

Ritiene sia necessario rivedere i contratti di lavoro per dare più competitività all’Italia?

Secondo me, non si tratta di riformare un singolo strumento, ma di rivedere il quadro d’insieme. In primis partendo dal contratto a tempo indeterminato: dobbiamo fare in modo che le aziende lo usino il più possibile, per ogni tipo di rapporto a medio-lungo termine con un dipendente. Questo può accadere se il tempo indeterminato non coincide con l’inamovibilità del lavoratore, come invece avviene oggi. Cosa che spinge le imprese a utilizzare il tempo determinato per assunzioni di medio-lungo termine, rendendo più precario il rapporto di lavoro.

Come si può concretamente facilitare questo cambiamento?


COMMENTI
04/11/2016 - Commento (francesco taddei)

Qualcuno glielo spiega che più' precari non significa più' occupazione?