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Lavoro

LAVORO/ Colli Lanzi (Gi Group): vi spiego le riforme per creare più occupazione

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Perché l’apprendistato non è stato riformato realmente, in quanto rimane più un contratto di inserimento che non di formazione, non foss’altro per il suo costo: in Germania lo stipendio di un apprendista è il 25% del minimo salariale, in Italia l’80%. Questo fa sì che non si intraprenda un percorso formativo serio, ma che si inizi un vero e proprio lavoro, come appunto in un contratto di inserimento. Quindi se l’apprendistato ha questi vincoli e viene limitato pesantemente anche l’uso dei tirocini, non si fa altro che diminuire le possibilità di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani. Nonostante la buona intenzione di limitare l’abuso dei tirocini, qui si rischia di buttare il bambino con l’acqua sporca.

 

Quindi cosa occorrerebbe fare?

 

Finché non c’è una forma di apprendistato più chiaramente rivolta ai giovani, in modo che diventi uno strumento di formazione alternativo alla scuola, il tirocinio deve essere assolutamente riampliato, anche correndo qualche rischio di mal utilizzo. La legge sull’apprendistato ormai è quella che è, ma si possono comunque fare dei accordi territoriali, provando, per esempio, a ridurre lo stipendio minimo di un apprendista a fronte di percorsi formativi seri. Se questa sperimentazione desse i risultati sperati e crescesse, allora si potrebbe pensare a ridurre nel tempo l’applicazione del tirocinio.

 

A parte le modifiche di cui abbiamo sinora parlato, ritiene che ci sia qualche altro miglioramento da apportare nel mercato del lavoro?

 

A mio parere il sistema normativo deve essere semplificato (per esempio, nei contratti a termine le causali sono assolutamente inutili), ma dando certezze. Quindi poche regole centrali chiare e che vengano poi applicate da tutti. Con la possibilità, grazie alla contrattazione aziendale, di definire ulteriori dettagli. Anche perché, visto che il nostro sistema di Pmi risente di un gap di cultura aziendale e di gestione delle risorse umane, il sindacato può svolgere a livello aziendale un ruolo molto utile. Tutto questo può garantire certezza e flessibilità e far sì che un’azienda straniera abbia un’idea maggiormente positiva di quel cui va incontro nel caso decidesse di aprire una sede in Italia.

 

In questo quadro di riforme, che ruolo potrebbero avere le Agenzie per il lavoro (Apl)?

 

Innanzitutto mi accorgo sempre di più che si tratta di soggetti che, occupandosi di tante attività legate al mercato del lavoro, hanno un punto di vista e una competenza unica per il sistema. Perciò ritengo importante che le Apl, attraverso la loro associazione (Assolavoro), vengano riconosciute come una delle parti sociali ed entrino a pieno titoli nelle discussioni e nelle negoziazioni a presidio del buon funzionamento del mercato del lavoro, anche per suggerire soluzioni che accontentino sia la parte datoriale che quella sindacale. Scendendo sul piano operativo, penso che le Apl possano dare un forte contributo nel sostenere lo sviluppo delle infrastrutture del mercato del lavoro.

 

In che modo?


COMMENTI
04/11/2016 - Commento (francesco taddei)

Qualcuno glielo spiega che più' precari non significa più' occupazione?