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Lavoro

IL CASO/ Le "coccole" delle aziende che fanno bene al lavoro

Aumenta il numero delle imprese che cura il benessere famigliare dei propri lavoratori, con la convinzione che ciò possa incidere sui livelli di produttività. Ce ne parla LUCA PESENTI

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Famiglia snobbata dallo Stato, ma sempre più coccolata nelle aziende. Non è una provocazione, ma un fatto che sembra imporsi con sempre maggior evidenza, anno dopo anno. Mentre si rincorrono manovre finanziarie che vanno a colpire a ripetizione le famiglie di ceto medio (il prossimo banco di prova sarà sui preannunciati tagli alle già misere detrazioni d’imposta), l’innovazione a misura di famiglia sembra germogliare proprio là dove non te l’aspetti: l’impresa capitalista. Rinnovando i fasti di quel “welfare aziendale” che, a ben vedere, fu componente non accessoria dell’epoca gloriosa delle grandi imprese italiane prima che la tenaglia sindacati-welfare pubblico azzerasse tutto dagli anni Settanta in poi.

L’ultima notizia viene - e non è di per sé una novità - dal Veneto e precisamente dalla multinazionale degli occhiali Luxottica, esempio della forza di sviluppo del made in Italy nella totalità delle sue accezione. Anche in quella, non banale, dell’attenzione che un’azienda può mettere a rendere la famiglia un vero e proprio stakeholder dell’impresa. La notizia, per farla breve, è questa: impresa e sindacati del territorio hanno firmato un nuovo contratto integrativo, applicato a tutti i dipendenti del gruppo (oltre 8.000), che segna un nuovo e robusto salto di qualità del welfare formato impresa.

La cosa che ha maggiormente colpito è l’introduzione di una sorta di “job sharing familiare”: ogni lavoratore (e soprattutto lavoratrici, dal momento che rappresentano quasi i due terzi dell’intera forza lavoro dell’azienda) potrà condividere il proprio posto di lavoro con il coniuge (se disoccupato o in cassa integrazione) o con un figlio (a determinate condizioni) per sostituirlo in caso di malattia o impedimento temporaneo. Un modo per tenere in equilibrio il reddito famigliare anche in momenti di difficoltà da parte del detentore del posto di lavoro. Ancora, l’accordo prevede la nascita di una “banca delle ore”, in cui riversare, ad esempio, le ore di straordinario per riutilizzarle in un secondo momento in caso di necessità legate alla conciliazione delle responsabilità famigliari.

Il caso della Luxottica, insieme a quello della farmaceutica Bracco e dell’alimentare Nestlè, rappresenta la punta di diamante di un sommovimento che ormai sta diventando onda di piena, almeno tra le aziende di medie e grandi dimensioni. Si è insomma compreso che il benessere famigliare non è un accessorio per la vita dell’impresa, ma elemento imprescindibile capace di incidere profondamente sul clima interno e alla lunga sui livelli di produttività. Così come sta diventando cultura condivisa anche da una parte del mondo sindacale l’idea che il naturale superamento del conflitto storico tra capitale e lavoro può solo portare benefici per i lavoratori, soprattutto in tempi in cui il welfare pubblico è destinato a sempre più profonde restrizioni.