Lavoro
venerdì 21 ottobre 2011
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Oggi la Fiom scende in Piazza a Roma a fianco dei lavoratori di Fiat e Fincantieri che hanno proclamato lo sciopero generale. Le tute blu della Cgil denunciano difatti nuovi licenziamenti e chiusure degli stabilimenti. Manca, a loro parere, un vero piano industriale per rilanciare queste due aziende che, anche per l’indotto che realizzano, sono ritenute strategiche per lo sviluppo economico e industriale del nostro Paese. Si chiedono quindi investimenti per prodotti maggiormente sostenibili per l’ambiente e nuove politiche per la mobilità delle merci e dei trasporti. Con particolare riferimento a Fincantieri, i metalmeccanici della Cgil puntano, in particolare, su nuove commesse pubbliche per sostenere l’occupazione e una sorta di “rottamazione” europea delle vecchie navi che solcano attualmente i nostri mari.
Certamente nel nostro Paese vi è oggi la necessità di rilanciare e ripensare una seria politica industriale che faccia da volano alle imprese italiane nel mondo. Tuttavia è antistorico pensare che la ripresa di settori strategici della nostra economia come la cantieristica e l’automotive possano basarsi, in un mercato sempre più competitivo e globale, sull’intervento pubblico. L’epoca dei “panettoni di Stato” è fortunatamente tramontata, ormai da molti anni, anche nel nostro Paese.
La ripresa vi potrà essere, infatti, solo se il sistema Italia, a livello politico, economico, industriale e sindacale, dimostrerà la capacità di realizzare vere riforme strutturali con le quali gettare le basi per un nuovo possibile “miracolo italiano”. A differenza di quanto sostenuto dalla Fiom, il rilancio del Paese passa necessariamente anche dalla costruzione e dal rafforzamento di un modello di relazioni industriali più moderne e partecipative come delineate dall’accordo del 28 giugno scorso e dal successivo intervento inserito all’interno della manovra finanziaria di agosto (richiestoci peraltro anche dalla Bce).
La manifestazione della Fiom suscita, tuttavia, anche un altro tipo di riflessione. I dirigenti Fiom denunciano, infatti, difficoltà organizzative a definire un percorso “sicuro” per il corteo che inizialmente doveva attraversare il centro storico della capitale. La soluzione, frutto forse anche di qualche forzatura, è stata poi individuata in Piazza del Popolo. La manifestazione è diventata, se così si può dire, stanziale.
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