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PENSIONI/ L’esperto: riforma, che errore tornare allo scalone di Maroni

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Che occasioni si sono perse in questi anni e come è il quadro attualmente della realtà previdenziale?

Non si tiene conto che dal gennaio 1996 è cambiato il mondo della previdenza. E' da lì che bisognava cominciare un graduale passaggio al metodo contributivo. Né Inps né i ministri del lavoro hanno fatto sufficiente informazione su questo. Il metodo contributivo prevede grosso modo per tutte le categorie una pensione che sarà dal 35 al massimo al 50% dell'ultimo reddito percepito. In pratica avremo una generazione di persone che non solo dimezzerà la propria pensione rispetto a padri e nonni, ma che non riuscirà nemmeno a prenderà la minima. Penso ai giovani ma anche le donne perché le donne hanno una carriera contributiva particolare (all'inzio sono precarie poi escono dal mercato per andare in maternità poi ci tornano e poi a volte riescono per curare i genitori anziani, è difficile riescano a cumulare 40 anni di contributi).

Che ne pensa del fatto che si sta tirando fuori lo scalone Maroni, lo fanno per accontentare la Lega?

Questa è una interpretazione sbagliata. Lo scalone Maroni va contro la posizione attuale della Lega, è una contraddizione pazzesca perché proponeva di passare direttamente a una età pensionabile minima di 62 anni e poi si fermava al 2014 e non andava oltre. Lo scalone è un deterrente per far paura, come quello che è successo alle donne del pubblico impiego passate da un giorno all'altro da una età per andare in pensione di 60 anni a quella di 65. A meno che non si pensi a una nuova gradualità fino ai 65 anni, ma bisogna tener anche conto dei lavoratori che hanno cominciato a lavorare molto giovani e fanno lavori pesanti e di cui non si tiene minimamente conto.


L'Unione europea ci ha messo davanti a un ultimatum. Ma in Europa ci sono sistemi previdenziali che funzionano bene?

Ci sono e sono essenzialmente due. Uno è quello scandinavo, quello svedese in particolare,  che è molto forte sul lato dell'informazione de è un modello di welfare complessivo interessante, però bisogna ricordarsi che la Svezia ha pochi milioni di abitanti per cui è più facile che funzioni. L'altro è quello tedesco. E' vero  che oggi ha l'età limite a 65 anni portabile a 67 e può sembrare un sistema peggiorativo rispetto al nostro,  ma tutto ciò è avvenuto dai 62 anni in vanti. Personalmente ho una idea che proporrebbe che si passi dai 62 ai 68 anni, stabilendo una zona franca di incentivi-disincentivi.

Cioè?

Una sorta di passaggio di età diverse,una fascia di anni in cui la persona decide individualmente quando andare in pensione a condizioni diverse. Permetterebbe cioè di andare in pensione a 62 anni prendendo qualcosa di meno, poi qualcosa di più a 65 e infine qualcosa di più anche a 68 anni. Meccanismi che  disincentivano ad andare prima in pensione, ma incentivano a rimanere nel mondo del lavoro.

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