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Lavoro

IL CASO/ 2. C'è una nuova strada che porta i giovani verso il lavoro

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Il primo problema riguarda, per Colli Lanzi, la bassa produttività del lavoro, soprattutto nel pubblico, quella che produce i bassi stipendi. Il secondo riguarda l’iniquità, perché oggi il nostro sistema garantisce i garantiti, cioè protegge sin troppo chi è dentro e penalizza chi è fuori. I giovani ne sono le vittime. In poche parole, il mercato del lavoro è troppo rigido, e la conseguenza è la flessibilità come porta aperta alla precarietà. Cioè non si investe sui giovani, sui loro talenti.

Le aziende, è la sua proposta, devono essere stimolate ad assumere i giovani con contratti a tempo indeterminato, ma questo non può significare inamovibilità, come è oggi. Dallo Statuto dei lavoratori allo Statuto dei lavori, potremmo riassumere, vincolato in sintesi alle competenze spendibili e misurabili. Proprio per questa inamovibilità le aziende oggi preferiscono, molte volte esagerando, contratti a tempo determinato, precarizzando così la sicurezza del lavoro.

A garanzia del lavoratore che è in difficoltà per competenze obsolete, vanno create condizioni reali di formazione sul campo per la sua ricollocazione nel mercato del lavoro. Come in Danimarca: il sussidio di disoccupazione viene garantito solo a chi frequenta corsi di formazione ad hoc. In questo modo, la flessibilità viene a sposarsi col merito, che è il grande assente nel mondo del lavoro italiano. E sarà possibile che i giovani possano essere scelti anche in giovane età senza badare alle attuali rigidità: pensiamo al tema, nella Pubblica amministrazione, dell’anzianità di servizio come criterio unico.

Per le occasioni di lavoro a tempo determinato, suggerisce Colli Lanzi, sarebbe importante investire della loro gestione le Agenzie del lavoro. In un sistema dinamico, alla fin fine verrebbe ridotta la necessità di “contratti a tempo” come surroga di quelli a tempo indeterminato. L’articolo 8 della manovra finanziaria aiuta in questo senso, si chiede il nostro interlocutore? Sentendo diversi attori sociali, mi pare confermata la sua opinione secondo la quale questo articolo rappresenta un’opportunità positiva, nel senso di una sperimentazione sul campo in vista di quella flessibilità “buona” che tutti richiedono, come reale pari opportunità. La cosa positiva, soprattutto, riguarda il previsto accordo delle parti. Una sperimentazione, dunque, in vista di una legge-quadro.

L’accordo del 21 settembre scorso siglato tra Confindustria e sindacati, che, lo sappiamo, ha provocato la nota decisione di Marchionne di lasciare l’associazione degli industriali, rischia però di depotenziare la contrattazione aziendale, ma va letto, per Colli Lanzi, come un passo in avanti rispetto alle rigidità del passato. Nel senso di una spinta a utilizzare maggiormente i contratti di secondo livello. Invece, è l’articolo 11 della stessa manovra finanziaria a creare, secondo lui, qualche problema, per i limiti imposti all’utilizzo dei tirocini. L’augurio è che ci si avvii presto a nuovi accordi sull’apprendistato.