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IL CASO/ Ecco il patto scuole-imprese che dà lavoro ai giovani

La Lombardia ha previsto un percorso di apprendistato per giovani da 15 a 25 anni che coinvolge molte scuole e imprese. Il commento di EMMANUELE MASSAGLI

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Il 10 ottobre 2011 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 14 settembre 2011 n. 167 recante il “Testo unico dell’apprendistato”. Il nuovo Testo Unico non stravolge l’impostazione data dal Capo I del Titolo VI del d.lgs. 276 del 2003 alla disciplina del contratto. Rimangono tre le tipologie contrattuali possibili, che mutano però i loro nomi in: apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale; apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere; apprendistato di alta formazione e ricerca. In questa sede è particolarmente interessante soffermarsi sulla prima tipologia di apprendistato, quella regolata dall’articolo 3 del decreto, recante “Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale”.

Grazie alla nuova normativa possono essere assunti con contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, in tutti i settori di attività, i giovani che abbiano compiuto quindici anni e fino al compimento del venticinquesimo anno. La regolamentazione dei profili formativi è rimessa alle Regioni, previo accordo in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome, e sentite le associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Tale precetto è solo apparentemente uguale a quanto previsto in precedenza. Prima di ottobre, infatti, la regolamentazione era semplicemente rimessa alle Regioni, d’intesa con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sentite le associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Per quanto fosse teoricamente possibile anche in quel caso un accordo nazionale tra le Regioni che dettasse delle linee guida comuni, nella prassi la disciplina dell’apprendistato di primo livello era rimessa a singoli accordi regionali con i due ministeri, sentite le parti sociali, come avvenuto solo nel caso di Lombardia e Veneto.

La ratio della novità del Testo Unico è evidente: prevedere una sola, seppur politicamente complessa, intesa nazionale per rendere uniforme e operativo su tutto il territorio il contratto di primo livello. Per valutare la logica di questa decisione del Legislatore, si consideri che dal 2003 a oggi sono stati sottoscritti solo due accordi regionali per l’apprendistato ex articolo 48. Si tratta delle intese di Lombardia e Veneto, concluse nel 2010 e nel 2011.