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Lavoro

LAVORO/ Le proposte del ministro Sacconi, l'opposizione denuncia "Attacco ai diritti dei lavoratori"

In una intervista al Corriere, il ministro Sacconi presenta le sue proposte per il mondo del lavoro. Si alza la polemica dell'opposizone e la denuncia della Cgia di Mestre

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E' polemica immediata non appena il ministro Sacconi rende note le sue idee per rilanciare il mondo del lavoro e dell'occupazione. Idee dichiarate in una intervista rilasciata al Corriere della Sera e  che fanno scattare la polemica e la denuncia delle opposizioni per un presunto attacco ai diritti dei lavoratori. Già in precedenza c'era stato un polemico comunicato di Cgia Mestre, l'Associazione artigiani e piccole imprese, che a proposito della lettera di intenti presentata dal capo del governo all'Unione europea aveva denunciato un rischio allarmante. Se applicati negli ultimi due anni e mezzo, dice la Cgia, i tipi di interventi previsti dal governo, essi avrebbero causato un aumento della disoccupazione. In cifre un aumento all'11,1% invece dell'attuale 8,2% con un numero di 738mila disoccupati in più rispetto a quelli che oggi elenca l'Istat. Ma torniamo ai punti esposti dal ministro Sacconi. Rivedere le norme sui licenziamenti  per motivi economici; contrastare l'abuso dei contratti co.co.co e dei tirocini; promuovere il lavoro giovanile con l'apprendistato e quello femminile con i contratti di inserimento part time, aumentare l'occupazione nel Sud col credito d'imposta a valere sul Fondo sociale europeo, ; più forza a part time e apprendistato. Interventi tesi a migliorare la flessibilità nel mondo del lavoro. Sono punti che prendono sul serio quantoil Consiglio europeo, Bce, cose e Fondo monetario internazionale avevano raccomandato all'Italia già dallo scorso luglio, spiega Sacconi. Non si tratta di licenziamenti facili, ma condizioni precise per la crescita di imprese e occupazione. Sacconi dice inoltre che l'Italia non si trova sotto osservazione speciale da parte dell'Europa per il problema pensionistico come dicono in molti, ma per colpa del mercato del lavoro. Tornando al nodo dei licenziamenti, Sacconi spiega che dici anni fa si era convenuto con tute le parti sociali Cgil esclusa di provare a sospendere l'articolo 18 nelle aziende che superavano con nuove assunzioni i quindici dipendenti. Motivo? Stimolare l'occupazione, però poi non si è fatto più nulla in proposito. Adesso, aggiunge, si tratta di vedere se riprovare quel tipo di strada.