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FIAT/ 4. Tre domande a Marchionne, Cgil e Confindustria

Sergio Marchionne (Foto Ansa) Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Insomma, probabilmente Confindustria ha dovuto fare una scelta tra il perdere un grosso “cliente” come Fiat o avere tutte le confederazioni sindacali sul piede di guerra, in un periodo già difficile per l’economia italiana. Quanto avrà contato in questa scelta il parere di un Presidente ormai uscente? E quanto l’opportunità di neutralizzare una norma approvata da un governo che si sta cercando sempre più di condizionare e “affondare”?

Domande che resteranno ancora aperte, almeno come altre tre fondamentali per il futuro dell’Italia: Confindustria perderà altri pezzi per strada pur di non riformare il sistema delle relazioni industriali in Italia? O saranno i sindacati a difendere fino alla morte il totem inutile (di questo si tratta dato che la norma non si può applicare nel 95% delle imprese italiane) dell’articolo 18? Infine, che ne sarà della Fiat di Marchionne: davvero produrrà nuovi modelli in Italia (come sembra visto il suo "strappo" con Confindustria) o il suo sarà un effimero trionfo dell’ingegneria finanziaria?

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