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Lavoro

IL CASO/ 2. Stage e pensioni, due ostacoli al lavoro per i giovani

I dati sul lavoro in Italia sembrano incoraggianti. In realtà, la situazione resta ancora difficile per i giovani. ANTONIO DE NAPOLI ci spiega per quali ragioni

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L’ultima semestrale Istat parla di positivi cambiamenti relativi ai dati sulla disoccupazione giovanile. Credo che queste minuscole percentuali non cambiano le sorti del Paese, ma permettono ai giornalisti di fare il lancio stampa. Quei numeretti e quelle virgole non rendono giustizia alla quotidianità di milioni di giovani, basata su contratti a progetto, pochi contributi, lavoro subordinato mascherato sotto il nome stage. Una quotidianità che dovrebbe invece essere costituita su altri pilastri: da una tipologia di contratto che rispecchi il lavoro reale che si svolge e che garantisca certezze per il futuro; dall’incontro della domanda e dell’offerta di lavoro attraverso un sistema efficiente di placement e di orientamento al lavoro; dalla possibilità, in definitiva, di accedere al credito e a un mutuo agevolato per poter essere autonomi dal punto di vista abitativo.

Non credo sia troppo chiedere un presente e un futuro per i giovani italiani, che negli altri paesi europei le classi dirigenti non negano ai propri figli. Parole come equità e dialogo intergenerazionale in Italia sono illustri sconosciute o lusso per pochi militanti della società civile e per qualche alieno in Parlamento. Soprattutto, non mi stanco di ripeterlo nelle differenti occasioni di dibattito, dietro la questione dell’occupazione giovanile si cela la questione madre, la vera questione-Paese: la prospettiva di lungo periodo di cui questo Paese vuole dotarsi.

Nel Regno Unito hanno capito che il disagio giovanile era da prendere sul serio quando un esaltato ha spaccato il vetro dell’automobile della regina. Noi regine non ne abbiamo, ma spero che di vetri non se ne rompano per capire che questo Paese ha bisogno di un’inversione di rotta radicale. Il futuro del Paese passa attraverso il presente delle giovani generazioni di oggi. Dobbiamo smettere di affrontare la questione giovanile come la questione sociale ed economica che fa dei bamboccioni un problema da risolvere: le giovani generazioni in Italia sono una risorsa sulla quale puntare tutto.

Lo sanno bene Londra e Barcellona che negli ultimi 10 anni si stanno popolando di ragazze e ragazzi italiani che soltanto lì riescono ad avere una qualit? migliore della vita. Per arrestare il flusso in uscita delle persone che vanno all’estero per essere felici bisogna chiudere con le nostre ipocrisie tutte made in Italy. Basta menzionare, solo a titolo esemplificativo, due esempi.

Il primo, il sistema stage, alimenta sistematicamente un circolo vizioso in cui, nella gran parte dei casi, lo stagista svolge le stesse mansioni del collega che ha un contratto di lavoro e che percepisce un salario dignitoso. Altro esempio è la previdenza complementare (purtroppo ancora poco conosciuta come dimostra un progetto della Commissione Lavoro famiglia e politiche sociali del Forum nazionale dei giovani): strumento accessibile a tutti sulla carta, ma nei fatti utile unicamente per chi ha un contratto di lavoro dipendente. E i giovani italiani che vivono con il contratto a progetto a quale complementarità si rivolgeranno?


COMMENTI
04/10/2011 - commento (francesco taddei)

la situazione non sarà risolta da chi sfrutta tipologie di contratto che poco o nulla danno ai giovani. ma bisogna fare in fretta perchè tra venti/trenta anni chi prenderà 5-600 euro di pensione si farà sentire.