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FOCUS/ Fiat vs. Confindustria, la cronistoria di uno strappo annunciato

Dal primo gennaio 2012, Fiat lascerà Confindustria. Una decisione che, come ci mostra GIUSEPPE SABELLA, è frutto di una serie di eventi iniziati oltre un anno fa

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Dal primo gennaio 2012, Fiat e Fiat Industrial usciranno come noto da Confindustria. Per la Confederazione Generale dell’Industria Italiana, l’uscita di Fiat potrebbe comportare mancati incassi per 5 milioni di euro in contributi, suddivisi tra l’organizzazione centrale di Roma e la quarantina di associazioni provinciali e di categoria a cui le aziende del gruppo torinese sono associate. Non è certamente un fulmine a ciel sereno, anche se dopo la firma dell’accordo interconfederale di 2 settimane or sono, lo stupore tra i protagonisti non manca.

Ripercorriamo le tappe di questa rottura. Dopo il nuovo piano Fabbrica Italia e la conseguente decisione di investire 20 miliardi di euro, Fiat annuncia di voler ridefinire gli accordi aziendali per necessità legate all’organizzazione del lavoro. Si parte da Pomigliano e il 15 giugno si giunge a un accordo tra Fiat e Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic e Ugl metalmeccanici. All’intesa non ha aderito la Fiom-Cgil.

Si apprende che la newco Fabbrica Italia - la nuova società costituita dall’azienda torinese per gestire l’accordo del 15 giugno - non sarà iscritta all’Unione Industriale di Napoli e sarà controllata da Fiat Partecipazioni, che non è iscritta a Confindustria, come è stato spiegato al tavolo al quale hanno partecipato le parti sociali, ma non i delegati Fiom-Cgil.

Proprio il contratto del 29 dicembre 2010 segna l’inizio della battaglia legale della Fiom-Cgil. Dopo Pomigliano, nuovo accordo separato a Mirafiori. Le intese sono firmate da Fiat e gli altri sindacati, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic e Ugl metalmeccanici.

Confindustria, Cgil, Cisl e Uil firmano un accordo sulla rappresentatività delle sigle sindacali e l’esigibilità dei contratti aziendali. Si stabilisce che se un accordo aziendale viene approvato dalla maggioranza delle Rsu (le Rappresentanze sindacali unitarie), le norme sono efficaci erga omnes (nei confronti di tutti) e vincolano le organizzazioni sindacali che hanno firmato l’intesa. Se, invece, i firmatari sono le Rsa (le Rappresentanze sindacali aziendali), il contratto aziendale ha efficacia vincolante erga omnes se sottoscritto da sindacati che rappresentano la maggioranza dei lavoratori. In questo caso, l’accordo può poi essere sottoposto a referendum a richiesta di una delle organizzazioni sindacali aderenti all’intesa interconfederale oppure del 30% dei lavoratori dell’azienda.

Nella famosa lettera della Bce al governo italiano, le indicazioni per far fronte alla nostra crisi del debito sono chiare: “Riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione”.