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Lavoro

QUALCOSA DI SINISTRA/ A chi giova il divorzio tra Fiat e Confindustria?

Sergio Marchionne (Foto Ansa)Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Ed è qui che è scoppiato l’imprevedibile: la Confindustria ha scelto la pace sindacale, e la conferma della prevalenza dei contratti nazionali reclamata da una parte dei suoi associati “piccoli”, incapaci di trattare da soli col sindacato in chiave migliorativa, rispetto all’appoggio alla linea Fiat, pur benedetta dal governo. Diciamo, per capirci, che la Confindustria ha fatto “qualcosa di sinistra”. E ha firmato un protocollo d’intesa con i sindacati che ha vanificato una norma di destra varata da un governo di destra! E Marchionne ha subito reagito, uscendosene ufficialmente - com’era peraltro atteso e preannunciato - da un’associazione che non ama e che non stima, come del resto non ama e non stima l’Italia.

Ed è qui che le strade di Marchionne con la sua Fiat e della Marcegaglia divergono definitivamente. Già, perché il manager italoamericano guarda solo all’America e al mondo, e tende o tenderà sempre di più a marginalizzare l’Italia, sia come mercato che come sede produttiva. Farà né più né meno quel che sarà economicamente utile fare all’azienda. Punto.

Il nuovo attivismo politico della Marcegaglia, occasionalmente sul fronte dell’opposizione, fa invece riscontro con quello dei vari Montezemolo e Della Valle e dei tanti altri imprenditori che manifestano sempre di più una forte voglia di politica. Ma di una politica di destra o di sinistra? Non si capisce, e questo fa specie: perché l’imprenditore di sinistra è come l’ornitorinco, è un animale raro, un’eccezione alla regola. Imprenditoria fa rima con competizione e meritocrazia, la sinistra è solidaristica e regolatrice. Montezemolo parlerà alla destra della base elettorale italiana, proponendosi come nuovo Berlusconi? O ammiccherà anche alla borghesia intellettuale, orfana di una convincente sinistra di governo? E Della Valle lavora in proprio, per Montezemolo o per nessuno e si è limitato a uno sfogo senza seguiti, con quella sua strana pagina-editto pubblicata a pagamento sui maggiori quotidiani?

La Confindustria senza Fiat conterrà i danni o perderà altri pezzi, fino al punto di perdere se stessa, come profetizzano i nemici di Marcegaglia? E perché, poi, “rompere” adesso, quando tra otto mesi la signora dell’acciaio sarà tornata in altoforno?

No, da questa storia più che interrogativi senza risposta per ora non si estraggono, come del resto da tutta quest’infinita e faticosissima transizione italiana.

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