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BARLETTA/ La "schiavitù" del lavoro e quella nostra domanda di senso

Le morti bianche sono sempre ragione di scandalo per tutti, lavoratori e imprenditori. Quello che è avvenuto a Barletta, però è stato addirittura qualcosa di più. Il commento di MONICA MONDO

Una casa crollata (Foto: ANSA - archivio) Una casa crollata (Foto: ANSA - archivio)

Le bare bianche. Le rose bianche. I fiori gettati per strada, sulle macerie di un palazzo che ha sepolto cinque giovani vite. La gente, in lacrime, in silenzio, a scuotere il capo. Addolorata e rassegnata, a ripetere che non si può morire così. Lo diciamo ogni volta quando le morti sul lavoro aprono squarci impensabili di degrado e di miseria, ma anche di caparbia lotta per vivere, di fatica indefessa per sognare un futuro, per non tirarsi indietro, anche quando è più dura. Quattro donne, una ragazzina. Ore a cucire, a tessere fili di lana, per quattro euro l’ora. Mio figlio fa i conti: ci si comprano due coca cole. Appunto. C’è qualcosa da imparare.
Se il lavoro è parte importante della dignità dell’uomo, questa dignità ha un prezzo, va rispettata, retribuita il giusto. La giusta mercede agli operai. Altrimenti, è un delitto, e un peccato. Vanno insieme le parole del vescovo di Barletta e delle autorità civili.
Il vescovo, suona più sincero ed essenziale, perché certe tragedie si possono prevenire. Si salta la festa del paese, l’estate insieme, la sagra, il centro sportivo. Si mettono in sicurezza gli edifici, prima, per tempo. Dunque il compianto appare condito di retorica, preferiremmo vederli sfilare tutti, politici e sindacalisti, ma zitti, a guardare e cogliere negli sguardi, in chi non ce la fa a reggere, e si accascia per via, il senso di quel che è successo e non doveva succedere.
La rabbia, è normale. Perché il senso di abbandono, l’assenza dello Stato, si capiscono da qui, da queste case fatiscenti che nascondono storie spezzate, dal grido più agghiacciante, della donna che si è salvata, e dal suo letto d’ospedale si dispera: chi mi darà un lavoro, adesso? Come dire: era terribile, ma era l’unico, ora sarà peggio.
Ci si abitua, alla vita da schiavi, se non c’è riscatto visibile, non per la società, non per il Sud, non per le donne. Per me, per ciascuno. La società? Ma quante denunce per le morti bianche, ogni anno, restano inascoltate o raccolgono stentorei lamenti. Il Sud: sì, lavorare è più difficile, ma la Thyssen Krupp stava a Torino, e ha lasciato dei morti anche lassù. Le donne: vero, spesso lavorano il doppio, sono sottopagate, hanno meno diritti. Ma se erano uomini cambiava qualcosa?