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PENSIONI/ Chi salverà gli insegnanti "bocciati" dalla Consulta?

Solo i docenti, nel pubblico impiego, non potranno andare in pensione 5 anni prima del raggiungimento dei 40 anni di servizio. VITTORIO LODOLO D’ORIA commenta la decisione della Consulta

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Niente pensione anticipata per i prof. A differenza dei loro colleghi di tutti gli altri comparti della Pubblica amministrazione. Questo perché la Consulta ha deciso di rigettare una questione di legittimità costituzionale riferita a una norma che impedirebbe in via esclusiva al personale docente di andare in pensione 5 anni prima del compimento del 40esimo anno di servizio. Tutti gli altri, invece, possono farlo, percependo, in questo periodo, metà stipendio e la pensione intera al raggiungimento dei requisiti. «Questa scelta è chiaramente il frutto dell’ignoranza assoluta e totale sui rischi professionali della categoria docente. Legati a patologie psichiatriche e oncologiche. Patologie descritte e documentate da numerosi studi internazionali», è il commento di Vittorio Lodolo D’Oria, medico specialista e componente del Collegio Medico della ASL di Milano per il riconoscimento dell’inabilità al lavoro per causa di salute. Il problema, secondo la Corte costituzionale, è che la preclusione alla deroga prevista unicamente per la scuola è legittima dal momento che, negli altri settori pubblici, i lavoratori che decidessero di percepire metà stipendio, non sarebbero sostituiti. Questo non si può fare con gli insegnanti.

«Si tratta di una scelta - continua l’esperto - che va contro il decreto legge 81 sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Se i rischi per la salute degli insegnanti non esistessero, la decisione della Consulta potrebbe anche essere corretta. Ma siccome esistono è grave che non se ne tenga conto, e ancor più che non si conoscano e che non vengano indagati». A quanto rivela Lodolo D’Oria, «sia la Francia che la Gran Bretagna hanno dimostrato abbondantemente che gli insegnanti sono i lavoratori sottoposti al maggior rischio di suicidio, mentre studi francesi, inglesi, giapponesi, americani e tedeschi hanno dimostrato che gli italiani, in particolare, sono i docenti maggiormente sottoposti al rischio di disturbi psichiatrici».

Non solo: «Sono maggiormente soggetti alle patologie psichiatriche per numerosi motivi. Tra i principali, il fatto che si è rotto l’asse genitori-insegnati a sfavore di questi ultimi. Ormai, infatti, i genitori sono diventati i sindacalisti dei propri figli. L’educazione post-sessantottina ha portato, inoltre, al livellamento del ruolo dell’insegnante nei confronti dello studente. Per non parlare del fatto che l’Italia è tra i Paesi europei dove guadagnano in assoluto di meno. Tutto ciò, ne ha reso il compito sempre più difficile e si sentono isolati, frustrati».