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IL CASO/ Il canale giusto per "sintonizzare" i giovani sul lavoro

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Il comma 6 (probabilmente quello che aveva inutilmente allarmato gli esponenti dell’Idv per un temuto intervento sull’articolo 18) semplicemente armonizza, per quanto attiene all’individuazione dei soggetti abilitati alla stipula dei contratti collettivi territoriali e aziendali, il disposto dell’articolo 26 del d.l. 98/2011 (detassazione e decontribuzione dei contratti collettivi di produttività) al disposto del famoso articolo 8 del d.l. 138/2011.

La disposizione di cui al comma 7 amplia gli spazi di manovra da parte delle regioni nella definizione del gettito Irap. È conferita da subito la possibilità per tutte le regioni di disporre la deducibilità del solo costo del lavoro variabile. Il comma 8 è una “norma manifesto”, poiché regola una disposizione già operativa. Questo intervento è finalizzato più che altro ad accelerare la piena operatività del credito di imposta per nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno di cui all’articolo 2 del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70. L’ultimo comma “lavoristico”, il 9, contiene semplificazioni sulla gestione del rapporto di lavoro, in particolare per i lavoratori dello spettacolo.

Tornando alle misure più importanti, ovvero quelle dedicate ai giovani. Col primo comma, il Legislatore ha azzerato l’aliquota contributiva per i contratti di apprendistato complessivamente dovuta dai datori di lavoro che occupano alle dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove per i periodi contributivi maturati nei primi tre anni di contratto. La copertura della misura è stata trovata nell’innalzamento di un punto percentuale dell’aliquota contributiva pensionistica per gli iscritti alla gestione separata e la relativa aliquota contributiva per il computo delle prestazioni pensionistiche. Non a caso si tratta, frequentemente, di lavoratori impiegati con contratti di lavoro temporanei preferiti all’apprendistato perché più semplici o economici. L’apprendistato gode ora, quindi, di una legislazione di sostegno che lo rende estremamente “appetibile” per lavoratori e imprese, anche e soprattutto quelle piccole (già è molto utilizzato in quelle medio grandi). Non solo: il comma 2 rende possibile il raddoppio (fino a 200 milioni) dei fondi che il Ministero trasferisce per le attività formative nell’esercizio dell’apprendistato, destinandone il 50% al solo apprendistato professionalizzante o di mestiere.