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Lavoro

IL CASO/ Il canale giusto per "sintonizzare" i giovani sul lavoro

Il decreto stabilità approvato recentemente dal Parlamento contiene, in ambito lavoristico, alcune misure importanti per i giovani. Ce ne parla EMMANUELE MASSAGLI

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Il decreto stabilità approvato recentemente dal Parlamento contiene, in ambito lavoristico, alcune misure che sono passate sottotraccia a causa delle ben più gravi discussioni di queste ore, ma sono certamente di interesse. In questa fase di rinnovata attenzione alle politiche attive e, in particolare, ai giovani (“vittime” della, pur doverosa, protezione dei “padri di famiglia” concretizzatasi nei primi anni della crisi economica), ancora una volta il Legislatore torna a scommettere sull’apprendistato. È da meno di un mese in vigore il nuovo Testo Unico, che già il Ministero competente dedica al tema tre ulteriori interventi per rendere questo contratto ancor più appetibile a imprese e lavoratori. I primi due interventi sono contenuti nel ddl Stabilità; il terzo è forse l’ultimo atto del Ministro Sacconi, che ha firmato nel fine settimana una circolare che affronta il nodo del regime transitorio da vecchia a nuova disciplina dell’apprendistato.

Con ordine. Il cosiddetto maxiemendamento contiene, all’articolo 4 noviesdecies, diverse misure dedicate al mercato del lavoro. Il comma 3 “sblocca” il contratto di inserimento per le donne, che si era congelato a seguito delle modifiche regolamentari europee che facevano ricadere la vecchia disciplina tra gli “aiuti di Stato”. La nuova norma è coerente con le disposizioni comunitarie e quindi torna a essere operativo il contratto. La disposizione supera l’attuale formula legislativa non più selettiva a livello nazionale, operando una mappatura del mercato del lavoro su base territoriale. Gli incentivi saranno elargibili solo nelle aree in cui il tasso di occupazione femminile sia inferiore di almeno 20 punti percentuali rispetto a quello maschile o il cui il tasso di disoccupazione femminile superi di almeno 10 punti percentuali quello maschile. Concretamente è prevista una riduzione contributiva generalizzata del 25%.

Il comma 4 facilita la diffusione del contratto part-time favorendo l’utilizzo delle clausole flessibili (relative alla variazione della collocazione temporale della prestazione lavorativa) ed elastiche (relative alla variazione in aumento della durata della prestazione stessa), che potranno essere liberamente stabilite dalle parti individuali, nel rispetto di quanto eventualmente stabilito dalla contrattazione collettiva. Di fatto, si superano le restrizioni imposte dalla vecchia riforma Damiano. Si abolisce anche la convalida della trasformazione del rapporto di lavoro a part-time da parte della Direzione provinciale del lavoro.

Il comma 5 contiene diverse novità in materia di telelavoro, ora incoraggiato ai fini della conciliazione vita-lavoro, dell’inserimento lavorativo dei disabili, del reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori in mobilità. Si tratta di misure assai ragionevoli, che superano la discriminazione verso questa modalità di lavoro operata finora per le categorie sopra citate (per esempio, il telelavoro non permetteva di godere dei contributi previsti per la conciliazione o non era considerato come possibile “lavoro congruo” se offerto a lavoratori in mobilità).