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GOVERNO MONTI/ L’esperta: sul lavoro femminile il Prof rischia di sbagliare strada

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«Non vi è ragione - spiega - perché l’età femminile debba rimanere più bassa rispetto a quella degli uomini. Si tratterebbe di una sorta di compensazione risarcitoria: dal momento che la donna si è dovuta dedicare anche alla famiglia, nel corso della sua vita lavorativa, le vengono restituiti degli anni al termine di essa». Secondo l’esperta, sarebbe più intelligente contemplare un’altra ipotesi: «Meglio dare questo tempo in più durante la carriera, e non alla fine. Ad esempio, con dei periodi di congedo dedicati non solamente alla formazione - come oggi prevede la legge - ma per dedicarli alla cura della famiglia, per le esigenze più svariate, come un bambino piccolo o un parente anziano. Oggi, infatti, ciò di cui hanno più bisogno le donne è il tempo. Perché non darglielo quando loro ne hanno maggiore esigenza?». 

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