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IL CASO/ Il manager alla prova del futuro

Spesso si sottovaluta il ruolo che possono avere i manager nell’affrontare e risolvere le situazioni di crisi per le imprese. DANILO SIMONI ci ricorda la loro importanza

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La velocità delle trasformazioni dello scenario socio-economico e le condizioni permanenti di “crisi”, nella doppia accezione difficoltà/opportunità, che la politica e l’economica mondiale stanno attraversando impattano direttamente sul mondo delle organizzazioni, aziendali e non, e sugli attori principali che sono chiamati a guidarle: i manager. La competenza di managerialità che oggi si rende necessaria è sempre più complessa e difficile da racchiudere in una definizione semplice. Già dalla fine degli anni ‘90 i teorici della formazione manageriale avevano suggerito l’importanza di sviluppare la conoscenza e la comprensione delle leggi della complessità. La Quinta Disciplina di Peter Senge e le concettualizzazioni sull’organizzazione come ologramma di Pribram avevano affascinato un’intera generazione di studiosi della materia.

Un altro passaggio fondamentale è stato compiuto nel primo decennio degli anni 2000, con la concettualizzazione del “manager di integrazione” che trova la sua massima espressione nei modelli organizzativi “lean”, nei modelli a rete e nelle “blur organizations”. Tutto molto interessante su un piano teorico. Dobbiamo chiederci però quanto questi modelli abbiamo realmente trasformato la pratica quotidiana dell’esercizio della managerialità.

Oggi la frontiera nella formazione manageriale, soprattutto in Italia, non è tanto la costruzione di nuovi modelli, quanto la declinazione operativa di ciò che è stato teorizzato negli ultimi anni. La capacità di fronteggiare la complessità, di sviluppare una visione integrata e olistica si costruisce attraverso l’individuazione di strumenti pratici, di pratiche quotidiane, di procedure che funzionano nel day by day e trasformano il modo di pensare, ma anche e soprattutto i comportamenti dei manager.

In questo senso, la proposta sviluppata dal team di ricercatori del Professional Education del Mit di Boston sembra andare proprio in questa direzione. Nel loro lavoro sull’Architettura di impresa sviluppano strumenti di analisi, di valutazione e piani operativi che i manager possono utilizzare nel loro lavoro quotidiano di gestione della complessità e di guida dei cambiamenti aziendali. Dal 23 gennaio 2012, grazie a una partnership con Asset management e Gi Group, il Mit Professional Education sarà a Milano e Roma per presentare un programma formativo chiamato “Architecting the Future Enterprise”, che avrà la peculiarità di estendersi anche al di là della due giorni di lavori in aula.