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IL CASO/ Le nuove "armi" per aiutare i giovani a trovare lavoro

GIANNI ZEN ci ricorda l’importanza e la centralità dell’orientamento in itinere come vera e prima finalità della scuola e dell’alta formazione per aiutare i giovani a trovare lavoro

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Guardando negli occhi i nostri figli, e più in generale i giovani di oggi, non sempre abbiamo il coraggio di ammettere che ci siamo indebitati del loro futuro. Ci vuole una forte auto-coscienza non solo per ammettere questo, ma anche per osservare una cosa che ci ripetiamo spesso: oggi la prima cosa che i nostri giovani devono maturare è la consapevolezza che, per garantirsi un futuro, servono competenze pregiate, capaci di creare innovazione, in un sempre più dinamico gioco di squadra tra specializzazioni e ricerca continua. La scuola e l’università sono oggi in grado di garantire tutto questo? Ma, prima ancora, possono essere valutate a partire da questi obiettivi, o, nel fare questi riferimenti, servono altre agenzie formative?

La scuola soprattutto, prima dell’università, è chiamata a offrire gli strumenti, i contenuti, i metodi. Cose essenziali, direi necessarie, ma non sufficienti, ai fini anzitutto motivazionali, e poi concreti, situazionali. Pensiamo qui alla grande difficoltà, nelle scuole, di ripensarsi mettendo al centro l’alternanza scuola-lavoro, troppe volte confusa e mascherata in poche ore di stage. A essere sincero, non sono molte le occasioni di chiara riflessione e confronto su questi aspetti. Un plauso va, in questi termini, riservato a Claudio Gentili e al suo gruppo di coordinamento per la nuova edizione del Job Orienta che si tiene a Verona da oggi fino a sabato 26 novembre. È un’ulteriore, qualificata occasione per ribadire, con questa 21a edizione, la centralità dell’orientamento in itinere come vera e prima finalità della scuola e dell’alta formazione, altro modo per riprendere la convinzione che noi siamo chiamati, verso i nostri figli, a un’unica responsabilità: aiutarli a trovare la loro strada nella vita, con reali opportunità occupazionali. Perché, lo sappiamo bene, non basta avere un diploma o una laurea in mano, se alcune competenze non sono richieste, o sono in esubero, o sono obsolete.

Aiutare i giovani oggi vuol dire orientarli nel ginepraio di idee, proposte, opzioni. Claudio Gentili, responsabile nazionale del settore Education di Confindustria, ha bene sintetizzato questa responsabilità verso i nostri giovani con una “Lettera aperta”, un modo per dire a chiare lettere da un lato il diritto-dovere di noi adulti verso i nostri ragazzi, e dall’altro che questa responsabilità va condivisa, ai fini del sano protagonismo giovanile. La tre giorni seguirà il filo conduttore della “cultura dei mestieri”, altro modo per dire della fine della separazione tra cultura e impresa, tra formazione e lavoro.