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Lavoro

STIPENDI GIOVANI/ L'esperto: vi spiego come cambiare la situazione in Italia

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Il rischio dell'innalzarsi delle barriere tra le generazioni e la crescita dell'atto tasso di disoccupazione giovanile è una conseguenza di questa situazione. E anche di una perdita di capitale umano nell'impresa: non investire sui giovani significa perdere la concezione che l'impresa si sviluppi soprattutto sulla risorsa più cara di oggi cioè il capitale umano. In parole brevi, non si punta più sullo sviluppo.

Lei crede che il nuovo esecutivo porrà questa situazione al centro del proprio impegno?

Da quanto il nuovo governo Monti ha detto sin dall'inizio a livello programmatico, è stata subito posta l'attenzione sui giovani e sulle donne come fondamentali per la crescita e lo sviluppo. Credo sia una attenzione primaria e credo anche che oggi questa attenzione sui giovani debba avere due connotati.

Quali?

Il primo è la capacità di rivalorizzare e reinvestire cambiando anche alcuni aspetti critici del sistema dell'istruzione e della formazione, sia della scuola superiore che dell'università.  Il secondo è far sì che ci sia più capacità di questi sistemi di dialogare con il mondo delle aziende. Teniamo presente che oggi il nostro sistema universitario ha un contributo nello sviluppo delle proprie attività da parte di privati o enti pubblici  tra i più bassi che ci sono in Europa. Questo  è un limite forte di una non cultura di chi governa nel favorire lo sviluppo e l'integrazione tra istruzione e mercato del lavoro.

Il mondo del lavoro dovrebbe dunque investire nell'istruzione.

Sì, ma c'è  anche mancanza da parte delle università di autonomie e capacità  di dialogare con le imprese perché queste investano sull'istruzione. Non è un caso che un'azienda che investe nell'istruzione ha una detrazione bassissima: in altri Paesi investendo in istruzione si detrae completamente dalle tasse

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