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PENSIONI/ L’esperto: sì al contributivo pro-rata, ma non tocchiamo quelle di anzianità

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Qui bisogna fare attenzione, perché non conviene fare scelte secche, definitive e immediate. Personalmente ritengo che si possano trovare delle strade flessibili. Possiamo, in un tempo ragionevole, portare la media di uscita dal lavoro sui 63-64 anni, mantenendo la quota dei 40 anni di contributi come base per il diritto alla pensione. Ci saranno nel frattempo casi in cui una persona anticiperà o posticiperà di qualche anno, ma andare a regime rispettando la media europea non dovrebbe essere un grande problema.

 

Secondo lei, è necessaria una riforma strutturale del sistema pensionistico o è sufficiente agire in modo molto netto sulla gestione?

 

La riforma strutturale in Italia è stata fatta. Prima da Amato nel 1992, poi da Dini nel 1994. L’ultimo intervento è stato compiuto tra il 2006 e il 2010. Oggi, se vogliamo essere precisi, non abbiamo neppure un problema di gestione, ma di manutenzione. Ci sono diversi problemi da sistemare, come alcune pensioni di reversibilità che a volte sembrano anacronistiche. Ci sono casi in cui una donna vedova, giovanissima, prende il 60% della pensione per un numero di anni imprecisabile, data la crescente aspettativa di vita. Naturalmente anche in questo bisogna vedere caso per caso. Non si possono fare generalizzazioni.

 

Nel futuro sarà sempre più importante il ruolo della previdenza complementare. Come giudica i risultati finora ottenuti per incentivarla e promuoverla?

 

Non dovrei dirlo io, dato che ne sono stato l’estensore, ma credo che la legge sulla previdenza fiscale sia tra le migliori, specie dal punto di vista fiscale. Ora, però, se non verrà fatta attuata la delega in materia assistenziale e fiscale, si rischia un taglio delle agevolazioni anche per le pensioni integrative.

 

(Gianluigi Da Rold)

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COMMENTI
28/11/2011 - Qualcosa di più di un esperto... (Giuseppe Crippa)

Non stupisce più di tanto che Alberto Brambilla, definito (a ragione) esperto del settore previdenziale, ma anche sottosegretario in due governi Berlusconi in quota Lega nonché marito di Irene Pivetti, sottolinei che si debba mantenere la quota dei 40 anni di contributi come base per il diritto alla pensione senza citare alcuna possibile penalizzazione. Penalizzazioni, magari sotto la forma di “contributi di solidarietà” che ipotizza invece, come aveva scritto in una lettera al Corriere della Sera il 7 settembre scorso, un po' per tutti: “... sarà impossibile non intervenire sulle pensioni: l' innalzamento delle età pensionabili di uomini e donne, l' applicazione di un contributo di solidarietà a tutte le prestazioni in pagamento soprattutto a quelle non supportate da contributi, le baby pensioni ecc.; la riduzione delle contribuzioni figurative, la rimodulazione dei benefici sulle pensioni di reversibilità e su quelle di invalidità, comprese le indennità di accompagnamento.” Il mantenimento del diritto alla pensione di anzianità dopo i 40 anni di contribuzione è il totem leghista del momento e occorre essere “fedeli alla linea”...