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IL CASO/ Lo "sprint" giusto che può creare lavoro

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Per la gestione della complessità, del cambiamento, della precarietà e dell’incertezza, che caratterizzano in forma crescente l’attuale contesto economico, è necessaria l’affermazione della virtù fondamentale del coraggio per intraprendere con entusiasmo e ottimismo nuove iniziative e condurre con successo quelle già avviate. Abbiamo bisogno di coraggio per agire in linea con ciò che crediamo senza lasciare che la paura prenda in consegna i nostri sogni e ci vuole coraggio per affermare le nostre idee con rispetto, restando contemporaneamente aperti alla possibilità di cambiare opinione. Secondo Aristotele, il coraggio (Etica Nicomachea, Libro III, 10, 1115 b 21-24) è la prima delle virtù umane, perché è l’atteggiamento che garantisce la realizzazione di tutte le altre virtù ed è il giusto mezzo tra viltà e temerarietà, distinguendolo dall’impetuosità e dall’ira. Il coraggio ci consente di essere trasparenti e coerenti nelle nostre convinzioni, ma anche di ammettere i nostri errori.

Il manager capace di generare innovazione sa muoversi nel contesto organizzativo senza rinunciare alla sua originalità e il più delle volte è proprio lui che plasma e modella il suo ambiente, piuttosto che esserne condizionato. Non è anticonformista per principio, è indipendente per natura e la sua ferma determinazione a perseguire i propri obiettivi è un aspetto essenziale della sua personalità, al punto da poter sembrare insensibile alle esigenze e ai sentimenti degli altri. I manager con nuove idee che possono migliorare la qualità della vita, la produttività e la crescita economica, sono numerosi, ma occorre che abbiano il coraggio di essere se stessi, di vincere le opposizioni e di tradurre le proprie idee in iniziative concrete e produttive.

Non avere il coraggio del fare per timore del giudizio degli altri è l’anticamera della mediocrità e a tal proposito R.W. Emerson (saggista e filosofo dell’800) scriveva: “Qualunque cosa tu intraprenda, occorre coraggio. Qualunque iniziativa tu prenda, ci sarà sempre qualcuno pronto a criticarti. Sempre sorgeranno difficoltà che ti faranno dubitare che i tuoi critici hanno ragione. Concepire un progetto e metterlo in pratica richiede vero coraggio”. Occorre, in definitiva, possedere un invincibile ottimismo di fondo, essenziale per ogni iniziativa, soprattutto se innovativa; se non si è convinti di riuscire, ogni sforzo è vano. Essere privi di ottimismo significa credere che siano più probabili le previsioni negative degli scenari positivi. È l’ottimismo che ci sostiene nella lunga e faticosa marcia verso un obiettivo lontano, e anche se talvolta è difficile giustificarlo razionalmente, esso è sempre necessario nella realizzazione di qualunque progetto.



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