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Lavoro

Così la Lombardia sta creando un nuovo welfare

Nel dibattito attuale è sempre più centrale il ruolo dei diversi portatori di interesse di un’impresa quale fattore di vantaggio competitivo. Il commento di ALESSIA COELI

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Nel dibattito attuale è sempre più centrale il ruolo dei diversi portatori di interesse di un’impresa quale fattore di vantaggio competitivo. Su questo cammino muovono oggi le strategie aziendali in ambito di valorizzazione del capitale umano e di welfare aziendale: focalizzazione sulla cittadinanza attiva dei lavoratori nell’impresa, costruzione di relazioni industriali basate su modelli cooperativi e non più conflittuali, sviluppo di network (reti) con altre imprese, enti e associazioni locali per trovare sinergie e condividere know-how, esperienze e buone prassi.

Parliamo del ruolo dei lavoratori. L’idea di conciliazione famiglia-lavoro nasce dalla necessità di consolidare il ruolo dell’impresa nel dare risposte mirate ai collaboratori, per migliorare il benessere, al lavoro e a casa. Coinvolgere e favorire la partecipazione dei collaboratori significa quindi ingaggiarli e interrogarli sulle loro aspettative, sui loro reali bisogni, sulle possibili soluzioni che più efficacemente potrebbero aiutarli nel trovare il giusto equilibrio tra impegni lavorativi, familiari e personali nel pieno rispetto della libertà di scelta del singolo (libertà di lavorare, libertà di dedicarsi alla cura dei figli, ecc.). Questo impegno si traduce nell’identificazione e quindi nell’implementazione di iniziative sostenibili nel lungo periodo, capaci di generare valore reale. Ma significa anche aumentare motivazione e soddisfazione dei dipendenti, migliorare la qualità del lavoro, aumentare la produttività, ridurre il conflitto tra lavoro e azienda, con evidenti ritorni positivi per la competitività dell’impresa. Significa, infine, favorire lo sviluppo non solo economico ma anche sociale dell’intera comunità circostante. In altre parole trovare soluzioni win-win, vincenti sia per l’impresa che per il lavoratore.

Parlando di mercato (imprese, enti locali, associazioni del terzo settore, ecc.), coinvolgimento e partecipazione si riferiscono alla cooperazione, al confronto e al “fare rete” (networking) tra i diversi attori della filiera della conciliazione che, ciascuno con competenze specifiche, agiscono all’interno del sistema Paese. Favorire la loro interazione consente di sviluppare il capitale sociale e relazionale, di mettere a sistema le buone esperienze e le soluzioni già identificate.

Ma cosa sta succedendo oggi in tal senso? Regione Lombardia, per esempio, ha colto la sfida facendo della conciliazione uno degli ambiti di investimento privilegiato. A tal fine ha accolto il tema del coinvolgimento e della partecipazione favorendo la definizione di “un sistema di governance multilivello che coinvolga tutti i portatori di interesse e che consenta di valorizzare nel modo più efficace e sinergico le risorse che complessivamente il sistema Welfare è in grado di offrire” (estratto dal Libro Bianco di Regione Lombardia).