BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

IL CASO/ La "catena" che fa crescere il lavoro nelle imprese

Il dibattito sulle problematiche legate al lavoro porta GAETANO TROINA a evidenziare il pensiero che ha sul tema la Dottrina sociale della Chiesa Cattolica

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

Il dibattito sulle problematiche legate al lavoro mi spingono a evidenziare il pensiero che ha sul tema la Dottrina sociale della Chiesa Cattolica. La tradizione liberale ha sempre sostenuto che, fra tutti i fattori produttivi, il capitale ha la peculiarità di essere aggregante e incentivante rispetto ai processi economici in generale e a quelli d’impresa in particolare. Gli altri fattori produttivi si aggregano alla produzione perché il capitale assumendosi il rischio ontologico d’impresa è in grado di assicurare loro comunque un’adeguata rimunerazione. Di conseguenza, al capitale spetta, fra tutti i fattori produttivi, il primato rispetto alle scelte di investimento, a quelle produttive e alla destinazione del reddito che la produzione economica origina. Il che vale a dire che, secondo l’interpretazione liberal-capitalista, è competenza esclusiva del capitale quella di mettere in essere e successivamente di mantenere o meno l’attività d’impresa, di ampliarla, di ridurla, di “smontarla” da un sito per trasferirla in un altro giudicato economicamente più conveniente.

Il primato del capitale su tutti gli altri fattori produttivi, di fatto, si traduce (nella misura in cui risultassero deboli o asservite le resistenze sociali: Governo, sindacati, opinione pubblica, cultura, ecc.) in primato sulla stessa sopravvivenza delle imprese e dei vari centri sistematici di produzione. Il capitale, secondo questa interpretazione delle vicende economiche, è il dominus delle realtà produttive. Senza la sua discesa in campo e senza la sua volontà di restarvi nulla può essere stabilmente ed economicamente prodotto. Se il capitale non è adeguatamente soddisfatto nelle sue pretese economiche ha il diritto di ritirarsi da quell’avventura produttiva e, se vuole, ne può ricercare un’altra più adeguata alle sue aspettative remunerative (solo incidentalmente evidenziamo che uno dei problemi sociali, difficilmente risolto nelle singole attività produttive, è proprio la perimetrazione della portata dell’adeguatezza della remunerazione del capitale).

La Dottrina sociale, invece, afferma: “Il lavoro, per il suo carattere soggettivo e personale, è superiore ad ogni altro fattore di produzione: questo principio vale, in particolare, rispetto al capitale” (Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, 276). Dal che ne consegue non solo il ribaltamento del primato, ma anche l’annotazione che il primato poggia sul carattere soggettivo e personale del fattore lavoro. Con questa precisazione la Chiesa intende porre al centro del rapporto tra capitale e lavoro la caratterizzazione personale del secondo sul primo: il lavoro è la fonte immediata e primaria di sussistenza del lavoratore e dei suoi familiari.