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PENSIONI DI ANZIANITA'/ Il sindacalista: via dal lavoro a 67 anni, ma non per tutti

A parlare dell’accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle  lavorazioni particolarmente faticose è DOMENICO PESENTI, Segretario generale della Filca Cisl

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

«Il problema è molto grave perché già prima la normativa sul lavoro usurante non dava risposte riguardo ai lavori pesanti che necessitano di forza fisica, e adesso con questa manovra, che punta ad annullare l’uscita anticipata sulla base dei 40 anni di contributi, rischiamo veramente di dover dire alla gente che prima dei 67 anni non potrà avere il diritto di ritirarsi dal lavoro». A parlare dell’accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle  lavorazioni particolarmente faticose è Domenico Pesenti, Segretario generale della Filca Cisl (Federazione Italiana Lavoratori Costruzioni e Affini) che, intervistato da IlSussidiario.net, commenta: «Se si parla di lavoro pubblico può esserci sempre e comunque il problema del ritiro dal lavoro, ma normalmente c’è una garanzia del posto di lavoro; per quanto riguarda il privato, il problema è invece doppio, perché non solo il fisico deve sopportare per anni una grande fatica tutti i giorni, ma in più con questa manovra si rischia di creare un problema sociale molto vasto perché in molti perderanno il posto di lavoro oltre i 60 anni e non avranno il diritto alla pensione. Ricordiamoci sempre che non ci sono solo grandi fabbriche, dove ci possono essere prepensionamento, mobilità e così via, ma sono presenti tante piccole aziende che normalmente non hanno nessun tipo di copertura dal punto di vista degli ammortizzatori sociali. Siamo infatti veramente molto preoccupati per questa manovra che non tiene conto del tipo di lavoro che le persone fanno e del tipo di mercato del lavoro in cui queste persone sono inserite».

Pesenti quindi ci spiega che il sindacato chiede «una possibilità di uscita, l’opportunità di uscire anticipatamente dal lavoro in base al mestiere che si svolge, insieme a degli ammortizzatori sociali che tengano conto della precarietà del mercato del lavoro. Il problema non riguarda solo l’allungamento dell’età, che comunque è un fattore che ostacola tutti, ma bisogna anche capire che non è possibile mettere sullo stesso piano gli avvocati, impiegati e così via, e coloro che  svolgono un lavoro che ha bisogno di molta forza fisica, perché non è detto che sia possibile continuare a farlo dopo una certa età».

Ma oltre l’equità, ci spiega Domenico Pesenti, «occorre creare un meccanismo unico per tutti per quanto riguarda le regole del versamento dei contributi, in cui l’unico punto flessibile credo proprio debba essere l’età pensionabile. Non credo che quello il passaggio al sistema contributivo dal retributivo sia un problema, perché è vero che tocca l’importo della pensione, ma se questo fosse legato a una facilità d’uscita potrebbe invece rappresentare una modalità corretta. Inoltre, anche gli ammortizzatori sociali dovrebbero essere ripensati, anche questi con regole uguali per tutti, legati alla tutela previdenziale».