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Lavoro

SCIOPERO 12 DICEMBRE/ Pensioni e articolo 18: chi vincerà la “guerra” tra sindacati e Monti?

Oggi Cgil, Cisl e Uil sciopereranno contro la manovra presentata nei giorni scorsi dal Governo Monti, in particolare sul tema delle pensioni. Il commento di GIANCAMILLO PALMERINI

Luigi Angeletti, Susanna Camusso e Raffaele Bonanni (Foto Ansa)Luigi Angeletti, Susanna Camusso e Raffaele Bonanni (Foto Ansa)

Oggi Cgil, Cisl e Uil sciopereranno, dopo ormai molti anni, unitariamente. Sono previste infatti per oggi tre ore di astensione dal lavoro e presidi davanti alle Prefetture contro la manovra presentata nei giorni scorsi dal Governo Monti. Questo momento rivendicativo si lega a quello, altrettanto significativo, che ha portato le tre confederazioni sindacali a presentare, alle Commissioni parlamentari competenti, un pacchetto unitario di emendamenti alla proposta governativa.

Per una sorta di paradosso tutto italiano Super Mario potrebbe riuscire dove Berlusconi ha fallito: ricompattare i sindacati e facilitare il ritorno a una, peraltro mai troppo rimpianta, unità sindacale nel nome del no a un’importante e necessaria riforma previdenziale. Una scelta dolorosa, quella di intervenire sulle pensioni, ma che non può essere elusa da un governo di “impegno nazionale”, come lo stesso professor Monti ha voluto qualificare il suo esecutivo, chiamato a prendere decisioni straordinarie in tempi straordinari.

Altre sfide delicate, quali la riforma degli ammortizzatori sociali e dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, ci attendono nei prossimi mesi. C’è da chiedersi se il Governo avrà abbastanza forza, coraggio e visione per andare fino in fondo in questo sforzo di cambiare e modernizzare un po’ il nostro Paese. L’introduzione della cosiddetta Flexicurity in salsa danese anche nel nostro Paese sembra essere la via intrapresa. Potrà essere il tanto pubblicizzato modello del “contratto unico” la soluzione a tutte le criticità del nostro mercato del lavoro? Ai posteri l’ardua sentenza. Quel che è indubbio è che ancora non è chiaro come i sindacati intendano comportarsi rispetto a tale prospettiva.

Sembra prevalga ancora una volta la paura di cambiare, la volontà di difendere fino all’ultimo i privilegi del passato. L’equità evocata e richiesta da più parti, infatti, non deve essere letta con gli occhi rivolti a un mondo che non c’è più. Dare risposte alle giovani generazioni, infatti, non deve e non può significare illuderli di poter ritornare a un passato troppo spesso mitizzato. Sarebbe come consegnare ai giovani la falsa promessa di un radioso avvenire di diritti tanto desiderabili per quanto inesigibili. C’è altresì urgenza di un nuovo patto intergenerazionale. Sembra che la riforma delle pensioni che il Governo Monti ha varato provi, insieme alle altre misure prospettate, ad andare nella giusta direzione. Creare le condizioni per lavorare di più, meglio ed essere più produttivi deve diventare un vero e proprio mantra per tutti gli attori sociali e politici coinvolti: nessuno escluso.