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Lavoro

Per battere la disoccupazione pubblico e privato devono collaborare

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Non c’è un modello univoco di partnership. Può accadere che i governi  ricorrano ai privati per acquisire specifiche competenze. Oppure (e questo è un secondo modello) si mettono in competizione i diversi attori chiamandoli a fornire un servizio con caratteristiche stabilite dalla parte pubblica. Infine c’è il modello voucher: i soggetti privati operano con i costi coperti da buoni (voucher) pubblici. Il singolo disoccupato è libero di scegliere l’agenzia privata presso la quale spendere il proprio voucher.
 
I frutti della partnership pubblico-privato nel settore dell’impiego sono visibili in parecchi Paesi. In Olanda, per esempio, numerosi finanziamenti  a beneficio delle agenzie private sono stati sottoscritti tra il 1988 e il 1995 per aiutare specifici gruppi di disoccupati a entrare nel mercato del lavoro. Le risorse pubbliche erano destinate a coprire i sussidi di disoccupazione, i costi dell’outplacement e le sovvenzioni necessarie a ogni singolo progetto.  Dal 1995 al 2008 le agenzie private del lavoro hanno poi cooperato con i titolari di imprese in difficoltà, anche in occasione di licenziamenti collettivi. Da allora in poi la collaborazione fra centri pubblici e agenzie private non si è mai interrotta.

Oltre che in Olanda questa collaborazione è partita anche in Francia dal 1994, quando un accordo di cooperazione fu siglato per la prima volta tra il  Pôle Emploi pubblico e la  Prisme, la federazione nazionale delle agenzie private. Il principale obiettivo era lavorare insieme per ridurre la disoccupazione con scambi di informazioni sui trend del lavoro e incrociando  anche posti disponibili e candidati. Il governo francese facilitò il processo di  esternalizzazione verso le agenzie private di chi era in cerca di lavoro.

 

(Dennis Pennel, Direttore generale Ciett)

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