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LETTERA/ Il lavoro in Cina, tra giovani “in fuga” e crescita economica

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E bisogna anche considerare che se fino a poco tempo fa nelle aziende statali gli stipendi erano uguali per tutti i dipendenti dello stesso livello, retaggio del passato comunista della Cina, ora invece gli stipendi variano singolarmente in base alle performance e ai risultati, con in più il vantaggio della stabilità e della sicurezza. Inoltre, prima per accedere alle aziende governative serviva almeno un master, ora l’accesso parte dalla laurea normale.

Un altro tema da non sottovalutare che fa preferire le aziende cinesi è che spesso nelle multinazionali i dipendenti cinesi non hanno accesso a documenti consultabili dai loro pari grado stranieri, creando un clima di sfiducia e di poca collaborazione.

Anche per questo motivo nelle aziende straniere si fa carriera più lentamente: le multinazionali, infatti, hanno strutture gerarchiche standardizzate e ben consolidate, con percorsi di carriera graduali e a volte molto lenti, specialmente nei momenti di crisi. Le posizioni sono sempre molto chiare e specializzate. Una volta raggiunti certi livelli è difficile avanzare ulteriormente per i manager cinesi, ed ecco perché spesso passano ad aziende locali, forti dell’esperienza fatta nella multinazionale estera. In ogni caso, dovesse invertirsi questo trend, sarà sempre possibile per questi talenti tornare in una multinazionale con un’esperienza ancora più consolidata.

Ci sono però anche degli studi di settore che indicano che circa il 20% dei talenti che si spostano in un’azienda statale cinese rassegnano le dimissioni entro 18 mesi, a causa soprattutto della cultura aziendale diversa (ormai erano abituati all’ambiente multinazionale), alla comunicazione interna spesso inefficace (pochissime riunioni) e a promesse non mantenute dai datori di lavoro. Probabilmente il trend è più forte per i giovani talenti che non per i manager con parecchi anni di esperienza, meno dinamici nelle loro scelte lavorative e di vita.

La mia opinione è che ci sia davvero un cambiamento in atto, ma solo in quei settori dove la Cina si sta lanciando con successo, come quello dei trasporti, specialmente automotive, ma anche ferroviario e aviazione civile, bancario e investimenti e il settore green energy. Rimane l’appeal della multinazionale per i settori dove brand e qualità contano di più, come la moda o i macchinari industriali e di precisione.

In ogni caso la Cina si conferma un Paese ricco di contraddizioni, in forte sviluppo interno e con seri problemi di reclutamento e job hopping per le multinazionali straniere che vogliono puntare sui talenti cinesi per il proprio sviluppo.

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