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Una sforbiciata all’inattività

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L’outplacement offre vantaggi anche economici ai soggetti coinvolti e alla collettività - riducendo i tempi di appoggio alle casse dello Stato da parte di lavoratori - e contribuisce a rendere il processo di ristrutturazione aziendale meno conflittuale e più rapido. Favorisce, poi, la creazione di un’immagine di responsabilità sociale dell’azienda, grazie ad una politica più attenta alla gestione delle risorse umane, e mette l’azienda nelle condizioni di programmare la riorganizzazione, limitando controversie e ripercussioni.

L’outplacement permette di investire in processi di mobilità e transizione lavorativa, che possono esprimere il massimo della propria efficacia se si interviene, congiuntamente, sulla formazione e l’attivazione dei singoli lavoratori, al fine di rilanciare la crescita dei sistemi territoriali e di creare occasioni imprenditoriali e nuovi e migliori posti di lavoro.

Perché la tutela più efficace contro la disoccupazione non è e non può essere rappresentata da una garanzia normativa, ma solo da qualificate, coerenti e mirate politiche attive in grado di riaccompagnare il lavoratore al mercato del lavoro, attraverso il concorso delle specifiche competenze che ciascun attore - aziende, sindacati, agenzie, servizi per il lavoro e enti bilaterali - per il proprio ambito di attività, è in grado di apportare.

 

(Tonia Garofano)

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