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ARTICOLO 18/ I sindacati attaccano il governo. Fornero: Reazioni incomprensibili

La Fornero non pensava di suscitare reazioni tali da fare pensare a qualcuno che su un inciampo del genere potrebbe essere messa a dura prova la tenuta della maggioranza

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Sapeva che la materia era incandescente. Ma non pensava fino a questo punto, né di suscitare reazioni tali da fare pensare a qualcuno che su un inciampo del genere potrebbe essere messa a dura prova la tenuta della maggioranza. Domenica, il ministro del Welfare e delle Pari opportunità, Elsa Fornero, si era detta convinta che l’articolo 18 non dovesse essere considerato un totem intangibile, e aveva invitato i sindacati ad un atteggiamento costruttivo e ad una riflessione intellettualmente onesta in materia. Aveva altresì auspicato l’introduzione in un contratto unico che sanasse la distinzione tra lavoratori di serie a e serie b, nonché la possibilità di contemplare forme di reddito minimo garantito per i giovani, contestualmente a corsi di formazione, qualificazione e immissione nel mercato del lavoro. Immediata la replica della Cgil, per bocca del segretario Fulvio Fammoni, che aveva risposto che l’articolo 18 non si tocca. Al ministro era stato rinfacciato di voler prendere in considerazione la medesime prospettiva che aveva rappresentato l’ossessione del precedente ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Successivamente, è arrivato il no compatto dei leader sindacale. A partire da Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. Che ha fatto sapere, anzitutto, che il 24 dicembre sarà in piazza con i lavoratori. Non tanto per rovinare il Natale a qualcuno, ha fatto presente, quanto perché il Natale di molti sarà tutt’altro che felice. In merito alla proposta di abolire la norma che impedisce di licenziare, nelle aziende con meno di 15 dipendenti, i lavoratori senza giusta causa o giustificato motivo, ha detto: «un potere deterrente ed è per questo che lo si vuole togliere». Poi, ha aggiunto: «Lo dico con brutalità: bisogna che il Governo scenda dalle cattedre e si metta a discutere con i lavoratori e le parti sociali». Del medesimo avviso il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che si è detto convinto di come non possa valere il principio del mal comune mezzo gaudio che sarebbe alla base delle idee della Fornero. Che favorendo i licenziamenti si crei maggiore occupazione, inoltre, è un principio, ha fatto presente, che nel tempo è già stato smentito dai fatti. Bonanni si è anche detto preoccupato dell’atteggiamento del governo che, a poche ore dall’approvazione della manovra, sembra già voler aizzare la gente. Luigi Angeletti, leader della Uil, ha invece fatto sapere che non intende lasciare carta bianca al governo e il potere di agire come meglio creda.