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IL CASO/ 2. Le nuove regole per "vincere" sul lavoro

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In questo contesto, si colloca in maniera molto funzionale un nuovo modello di cultura organizzativa che sta emergendo soprattutto nelle aziende cosiddette “familiari” e mi riferisco alla Organizational Humanizing Culture, così come la definisce Domènec Melè dell’Università di Navarra, che tende a favorire la condivisione e a sviluppare la capacità delle persone di lavorare insieme per uno scopo comune. La fiducia, la comprensione reciproca, i valori condivisi e i comportamenti che legano tra loro le persone rendono possibili la cooperazione e il successo aziendale.

Pertanto lo sviluppo della conoscenza innovativa e flessibile, parte del capitale umano, diviene il più elevato valore aggiunto per l’economia di impresa nel contesto della società post-industriale, sia per un migliore e più rapido utilizzo del capitale investito, che in funzione del risparmio di costi delle transazioni in internet che abbattono le spese correlate ai processi di gestione ordini, fatturazioni e transazioni bancarie dei pagamenti a causa delle semplicità e rapidità delle comunicazione online.

Per favorire, pertanto, il passaggio da una società industriale tradizionale, basata sulle risorse, cioè sulla trasformazione delle materie prime a una società orientata alla produzione specifica di conoscenza come l’anima del prodotto, come oggetto stesso dell’attività, occorre operare a livello culturale per una vera e propria diffusa pedagogia della flessibilità cognitiva e comportamentale nella gestione efficace della complessità come moltiplicatore di opportunità e di ruoli.

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