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PENSIONI/ Moffa: anzianità, lavoratori precoci e ricongiungimenti, il Milleproroghe va ancora corretto

Ricongiungimento oneroso, lavoratori precoci e lavori usuranti: SILVANO MOFFA ci spiega quli sono le modifiche indispensabili per rendere sostenibile la riforma delle pensioni.

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La riforma delle pensioni è tutt’altro che archiviata. Ogni variazione determina le sorti future di milioni di individui, nel suo complesso riguarda tutti i cittadini e, di conseguenza, è materia da trattare con cautela; per questo, dopo la manovra finanziaria che ne conteneva la struttura sostanziale, e dopo l’emanazione del decreto milleproroghe che ha inserito degli aggiustamenti, ci sono i margini di manovra per ulteriori correzioni. Niente che possa invalidare l’impianto di fondo, ovviamente. Ma che, in ogni caso, alla luce delle prospettive future di molti lavoratori che rischiano di essere eccessivamente penalizzati, si rendono necessarie. Silvano Moffa, presidente della Commissione Lavoro della Camera, illustra al ilSussidiario.net le principali. «Abbiamo firmato un ordine del giorno - spiega - per intervenire con urgenza, anzitutto, sul ricongiungimento oneroso, un problema connesso a chi ha riferimenti pensionistici collegati a enti diversi. Si tratta di una palese ingiustizia. C’è chi non ha dovuto pagare nulla e chi dovrebbe sborsare cifre esorbitanti». Inizialmente era possibile sommare gratuitamente, pur in costanza di differenziazione di regime, i vari periodi. «Con il tempo - continua - sono state introdotte diverse norme che hanno reso l’operazione onerosa. In alcuni casi, per fare il ricongiungimento, occorre sborsare sino a 100-200mila euro. Cifre che per la maggior parte degli italiani non sono sostenibili». La complicazione è nota da tempo. «Ci siamo spesi, in tal senso, con il precedente governo, senza riuscire a portare a termine i nostri propositi, e ci stiamo impegnando con l’attuale». Una situazione, pare, dalla quale non si potrà prescindere dal mettervi mano. «Pensi - dice Moffa - che continuo a ricevere mail di persone disperate, esposte al rischio di non riuscire ad andare in pensione».

C’è poi la questione dei lavoratori precoci, quelli che hanno iniziato a lavorare a 15-16 o 17 anni, e che rischiano, per effetto della riforma, di andare in pensione con 5-6 o 7 anni di ritardo rispetto al previsto. «Per loro, una prima attenuazione è stata introdotta nel decreto. Abbiamo chiesto un’ulteriore correzione».  Le lavoratrici autonome nate nel ’52, inoltre, a causa dell’introduzione degli “scalini” andranno in pensione un anno e mezzo più tardi delle coetanee dipendenti. «Abbiamo presente il problema. Abbiamo affrontato, tuttavia, la tematica in generale; questo è uno di quei casi molto particolari che andranno analizzati, in seguito, nel dettaglio». Una categoria che non è ancora stata presa in considerazione è quella dei lavoratori usuranti. Per loro resta in vigore il sistema delle quote (anni di contributi versati + età anagrafica), ma gli è stato sottratto lo sconto di tre anni contemplato dal precedente governo. «Per loro si è allungato il tempo di uscita dal lavoro e nel Milleproroghe non se ne è parlato. Abbiamo fatto presente le loro condizioni e chiesto che vi si metta mano. Ma, attualmente, da parte del governo non è ancora giunta una risposta in grado di tranquillizzarci».