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Lavoro

IL CASO/ Tra pensioni e articolo 18, come sarà il 2012 del lavoro?

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La questione appassiona giuristi, politici e coloro che solcano i palcoscenici dei media, non il popolo e coloro che ne sono vicini! Bonanni & Co, nelle riunioni riservate e senza giornalisti, ci direbbero che se fosse questo il punto per la soluzione dei problemi occupazionali ovvero l’attenuazione della cosiddetta reintegra in caso di licenziamenti illegittimi come fattore propulsivo all’allargamento degli occupati, sarebbero ben lieti di risolvere la questione abrogando l’articolo 18 (metaforicamente parlando)!

Ma chi crede ancora alle favole? Chi crede che il problema del lavoro si risolve con nuovi scenari legislativi? Chi crede ancora alle bacchette magiche delle tipologie contrattuali, degli avvocati che si sostituiscono agli imprenditori, dei banchieri che fanno i politici, dei sindacalisti che invocano un passato che non torna più? Chi crede ancora che il lavoro si crea per decreto legge ha un’immagine della realtà che non corrisponde alla realtà.

Il lavoro si crea, si genera, si allarga se si apporta ricchezza a un semilavorato o a una materia prima, se si inventa, si migliora e si innova un servizio, se si è in grado di vendere prodotti e servizi in mercati competitivi, in un rapporto sempre più ottimale e dinamico tra qualità, prezzo e un buon servizio al cliente, se si considera il soggetto del lavoro come il vero capitale sociale. Il lavoro si crea e si difende se si difendono le imprese, anche contro imprenditori che distruggono le imprese: un buon sindacalista sa che l’impresa è un bene comune e che la controparte è l’imprenditore, il manager.

Il 2012 sarà un anno-verità se, anziché ricercare motivi di scontro e di polemica, si deciderà quali fondamentali condividere tra i diversi soggetti della politica economica e sociale. Non sarà facile, in quanto occorrerà ridefinire il ruolo degli attori dei processi decisionali del Paese, la loro funzione e il loro peso rispetto al riordino del welfare, dei meccanismi del mercato del lavoro, degli assetti della contrattazione sociale e sindacale.

Infatti, si ha l’impressione che il problema non siano le scelte da compiere (spesso obbligate), ma chi concorre a determinarle: in definitiva è l’assetto dei poteri reali oggi in discussione e ciò pone a tema una serie di rapporti e di nodi forse non più rinviabili circa il funzionamento della nostra democrazia effettiva.