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CASSAZIONE/ Avvocato italiano laureato in Spagna: si può esercitare senza l'esame di Stato

La Corte di Cassazione dà torto all'Ordine degli avvocati e al Consiglio nazionale forense. Il caso di un italiano laureato in legge in Spagna che chiede di esercitare in Italia

La Corte di Cassazione ha espresso parere decisivo sul caso di quanti vanno a laurearsi all'estero, e quindi chiedono di esercitare nella propria nazione di nascita, l'Italia. Argomento dibattuto, in quanto sia l'Ordine degli avvocati che il Consiglio nazionale forense si erano opposti a questa ipotesi. Nel caso specifico, si tratta di un cittadino italiano che si è laureato in Spagna in legge e che adesso vuole esercitare l'attività legale in Italia. Tutto questo chiedendo l'applicazione della norma comunitaria che prevede la possibilità a cittadini stranieri residenti in paesi dell'Unione europea di esercitare la propria professione anche in altre nazioni. Ma l'Ordine degli avvocati si era opposto: tale prerogativa spetterebbe solo a chi nato e residente in tali Paesi, come in questo caso la Spagna. Il Consiglio forense, dal canto suo, dichiarava inaccettabile la richiesta perché necessario un tirocinio di un periodo di tre anni di tipo teorico e pratico presso uno studio legale abilitato e quindi la obbligatorietà di sostenere l'esame di Stato per accedere all'albo professionale. Il richiedente invece, facendo appello alla norma comunitaria (le direttive 98/5/Ce e 5/36/Ce sull'esercizio della professione di avvocato in ambito comunitario) chiedeva invece la diretta iscrizione all'albo professionale (quello speciale, riservato agli avvocati comunitari abilitati)  senza tirocinio e senza esame di Stato, solo dichiarando di essere domiciliato presso lo studio di un altro legale. E dovuta intervenire la Corte di Cassazione per dirimere l'argomento e darla vinta all'avvocato italiano laureatosi in Spagna. Con una sentenza depositata il 22 dicembre, la Cassazione sostiene che quelli opposti da Consiglio forense e Ordine degli avvocati sono ostacoli che denunciano una falsa discrezionalità non prevista dalle norme comunitarie. Inoltre indicano che chiunque desidera il riconoscimento immediato del titolo professionale si può avvalere della direttiva 5/36/Ce attuata dal Dlgs 115/1992 sul riconoscimento delle qualifiche professionali. Tale richiesta va fatta pervenire al ministero della giustizia che indicherà se c'è bisogno di ulteriori prove per risolvere eventuali mancanze professionali.