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CONTRATTO UNICO/ L'esperto: ecco come cambierà la vita di lavoratori e precari

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Un problema complicato da affrontare che riguarderebbe lavoratori che hanno dai 50 anni in su, che hanno un posto di lavoro fisso garantito e si vedrebbero in questo modo negata tale sicurezza. Evidentemente questi lavoratori sono inseriti  in una struttura salariale fortemente legata all'età e non alla produttività. Il tema sottostante è quindi la rimodulazione delle carriere salariali che attualmente dipende appunto dall'età e non dall'effettiva produttività. Senza tale rimodulazione è molto difficile ricollocare un lavoratore di 50 o 60 anni che sia stato licenziato per qualche motivo, ma che ha un peso economico eccessivo perché il suo salario dipende dall'età e non dalla produttività.

E per quanto riguarda i precari?

Non godono, ad esempio, di sussidio di disoccupazione e di altre tutele, ma parlare di reddito minimo garantito credo sia pericoloso, perché ricorda un certo tipo di welfare assistenziale che oggi ha poca ragione di essere. Attualmente le visioni dominanti del welfare si stanno spostando da una visione universalistica in cui tutti devono avere un livello garantito comunque a una visione previdenziale assicurativa. Ciascuno percepisce cioè dal sistema in proporzione a quello con cui contribuisce.

In che modo il reddito minimo garantito potrebbe essere pericoloso?

Il rischio è che un lavoratore licenziato che ha un reddito minimo garantito si sforzi poco di riqualificarsi per ripresentarsi sul mondo del lavoro. Sperando che venga eliminata la terminologia reddito garantito ci dovrà allora essere spazio per modulare questi interventi in modo tale da far leva sempre sulla responsabilità personale.

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