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PENSIONI/ 1. Ichino: la mia generazione paghi, serve equità

Immagine d'archivio (Imagoeconomica) Immagine d'archivio (Imagoeconomica)

Da parte dei sindacati non mi stupisce: fanno il loro mestiere, difendendo gli interessi dei loro iscritti. Mi colpisce di più questo atteggiamento da parte di dirigenti di un grande partito come il Pd, che dovrebbe avere prioritariamente a cuore l’interesse delle nuove generazioni: quelle che nessun sindacato rappresenta.
Il Pd dovrebbe chiedere, semmai, che queste misure di riequilibrio tra vecchie e nuove generazioni si accompagnassero con altre misure volte a garantire la continuità contributiva per i giovani costretti a cambiare lavoro con grande frequenza; e poi vigilare affinché la spending review nelle amministrazioni pubbliche, annunciata dal Governo, sia seria e incisiva; e affinché altrettanto incisiva sia la campagna di dismissione del patrimonio pubblico poco e male utilizzato. Dovrebbe anche rivendicare – lo fa, ma potrebbe farlo con maggior vigore - che si riduca drasticamente il peso fiscale sui redditi di lavoro più bassi.

A questo proposito si parla anche di un intervento che, in cambio dell’aumento dell’Iva, diminuisca gli oneri sul costo del lavoro. Cosa ne pensa?

Sarebbe una misura sacrosanta. Oggi su di un reddito di lavoro di 1000 euro al mese il prelievo Irpef è di 110 euro: una enormità, se si considera che 1000 euro al mese è una soglia di povertà.

Ritiene necessario che questo si traduca in buste paga più pesanti o in minori costi per le imprese?

Sarebbe opportuno che la misura venisse strutturata in modo da suddividere il vantaggio tra le due parti del rapporto, in modo da avere sia un effetto di maggior benessere delle famiglie e di stimolo ai consumi, sia un effetto di maggiore competitività delle imprese. Ma il problema della suddivisione non va enfatizzato troppo: gli economisti ci insegnano che la redistribuzione dello sgravio tra le due parti avviene poi comunque, dopo breve tempo, attraverso meccanismi che si attivano spontaneamente.
Se non subito, il Governo dovrà anche intervenire per riformare il mercato del lavoro. Si era parlato di partire dalla sua proposta di legge depositata in Senato, su cui però una parte del suo stesso partito appare critica.

Pensa che si troverà il consenso necessario in Parlamento per votare una legge che modificasse l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori?

Sul progetto del nuovo codice del lavoro semplificato, ispirato al modello danese della flexsecurity, contenuto nel disegno di legge n. 1873 che ho presentato due anni fa con altri 54 senatori del Pd, si è registrata un’ampia convergenza di forze politiche: lo hanno fatto proprio non solo il Terzo Polo, ma anche, ultimamente, il PdL. E un anno fa in Senato è stata approvata quasi all’unanimità una mozione a prima firma di Francesco Rutelli, che impegna il Governo a varare un Testo unico semplificato delle leggi sul lavoro modellato proprio su quel disegno di legge. Ora Mario Monti ha indicato questa riforma tra quelle fondamentali del suo programma; e la cosa non stupisce, se si ricorda che egli già prese posizione in modo molto incisivo, nel 2009, a favore di quel mio progetto sulle colonne del Corriere della Sera. Subito dopo questa prima manovra, dunque, penso che si aprirà un confronto con le parti sociali, in funzione dell’avvio in tempi abbastanza brevi dell’iter parlamentare di questa importante riforma.

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COMMENTI
05/12/2011 - Ipotesi e ingiustizie (Mariano Belli)

Riconosco ad Ichino il merito di ragionare in modo equilibrato, per cui vorrei chiedergli : ma se uno ha versato mettiamo 40 (ma potrebbero essere anche 35) anni di contributi, quindi di soldi che sono suoi e non dello stato, perchè impedirgli di riprenderseli quando decide lui, mettiamo dai 60 anni in poi? Basterebbe calcolare (vado a spanne, non sono un esperto) l'assegno sulla base di quanto ha versato rapportandolo ovviamente alla vita residua dell'individuo statisticamente presumibile (ciò che già fanno gli istituti assicurativi) Pertanto Le chiedo : che danno farebbe alla comunità una pensione progettata così? Trovo che sia una grossa ingiustizia che lo stato si prenda i contributi e poi decida lui se/quando pagare (per non parlare del blocco delle rivalutazioni sull'inflazione). Allora tanto vale che il lavoratore si riprenda tutto quanto e lo versi a un'assicurazione privata, anzi sarebbe meno punitivo per il pensionando.