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IL CASO/ La caccia alle "posizioni nascoste" per trovare un nuovo lavoro

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In Italia, l’85% dei posti di lavoro vacanti non compare su nessuna inserzione. È un dato Unioncamere confermato anche dalle nostre evidenze. Qualsiasi persona che cerca lavoro da sola vede quindi solo il 15% delle posizioni disponibili. Il nostro compito è far emergere il restante 85%. Lo facciamo attraverso le nostre 16 sedi sparse in Italia, il network dei nostri 80 consulenti e il contatto diretto con le aziende sul territorio. È un lavoro capillare sul territorio o per Industry. Quando, per esempio, chiude uno stabilimento o c’è una fuoriuscita collettiva da un’azienda, noi a compasso tracciamo un raggio di 20-25 km (che in genere è la distanza nella quale la persona è disposta a spostarsi) e contattiamo a tappeto tutte le imprese lì presenti per sapere quali posizioni stanno cercando e hanno necessità di coprire. Per i candidati individuali invece abbiamo consulenti specializzati per Industry che, grazie alla profonda conoscenza dei ruoli e del mercato di riferimento, sono in grado di mappare tutte le aziende in target e farle raggiungere con una proposizione mirata dal candidato.

 

Quali sono i risultati di questa attività? Qual è la percentuale di effettivo ricollocamento e in quali tempi avviene mediamente?

 

La percentuale di ricollocamento per i candidati individuali è circa al 90%, mentre per i collettivi tra il 65% e l’85%. I tempi, in entrambi i casi, si aggirano intorno ai sei mesi. Nonostante questi numeri, però, lo strumento dell’outplacement, come dicevo prima, resta sotto-utilizzato. Questo dipende da una insufficiente conoscenza dello strumento e del suo corretto utilizzo, sia livello di direzione risorse umane nelle aziende, specialmente quelle medie e piccole, che di sindacato territoriale che a livello delle stesse persone coinvolte.

 

All’estero è invece uno strumento usato?