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IL CASO/ La caccia alle "posizioni nascoste" per trovare un nuovo lavoro

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In alcuni paesi, per esempio Francia e Belgio, è obbligatorio per le grandi imprese. In altri, come Regno Unito, Germania e paesi nordici, è più conosciuto e maggiormente utilizzato, anche se in una forma diversa rispetto all’Italia. Ne nostro Paese, purtroppo, prevale troppo spesso anche una logica di monetizzazione, per cui le persone preferiscono avere più soldi subito attraverso gli “scivoli” per poi affrontare da soli la ricerca di un nuovo posto di lavoro. Ma si tratta di una logica miope, perché affrontare il mercato del lavoro da soli nel contesto di oggi non è facile.

 

Il mercato del lavoro dovrebbe però essere oggetto di riforma da parte del nuovo Governo e lo strumento dell’outplacement potrebbe trovare più spazio.

 

Crediamo, come ha anche spiegato Stefano Colli Lanzi, Amministratore delegato di Gi Group, a cui Intoo appartiene, che il mercato del lavoro italiano, per essere più competitivo, deve diventare più flessibile, sia in entrata che in uscita. Questa flessibilità deve però essere accompagnata da una maggior tutela della persona (da cui il concetto di flexicurity). Questa maggior tutela si esprime anche con lo strumento dell’outplacement, che dovrebbe essere sempre affiancato agli altri di politica attiva, come la cassa integrazione, la mobilità e l’indennità di disoccupazione, con la differenza che non si tratta di pura assistenza, ma di ricostruzione per il futuro.

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