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Lavoro

IL CASO/ La strategia per salvare il lavoro dall’estinzione

DARIO CAVENAGO ci spiega come poter creare le condizioni affinché le persone possano svolgere al meglio il proprio lavoro con benefici anche per le loro aziende

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In questo periodo di crisi si è quasi tutti attratti dall’attualità economica, e in particolare dai meccanismi che regolano i rapporti economici. Per questo si è giocata la carta del governo tecnico, esperto di meccanismi, per recuperare uno spazio di azione a livello europeo e nel contempo razionalizzare la gestione delle risorse interne al Paese manovrando - chiudendo e aprendo - indirettamente, sui due bacini di risorse fondamentali: il risparmio e il lavoro. Nell’attualità i temi ricorrenti sono: debito, finanza, spread e costo del lavoro. L’impegno di fondo è quello di gestire la crisi e di tracciare un nuovo percorso di sviluppo economico. Ma un percorso di sviluppo che sia tale e che non si confonda con un ciclo economico di segno diverso richiede, da un lato, di giudicare cosa ha condotto alla rottura dei meccanismi di regolazione dell’economia e, dall’altro, di allargare l’orizzonte della ragione economica.

Un’ipotesi di lavoro potrebbe essere quella di cominciare a prendere in maggior considerazione il problema che lo sviluppo è direttamente collegato al grado di occupabilità delle persone che un sistema riesce a gestire, e che questo è correlato al livello di investimenti in Human Capabilities che le istituzioni pubbliche e private possono sostenere. Nel suo ultimo intervento intitolato “La Terza Rivoluzione Industriale”, il noto economista americano Jeremy Rifkin porta l’attenzione sull’esigenza di modificare il nostro atteggiamento verso l’uso delle risorse naturali, sulla necessità di ripensare la scuola e il lavoro.

Traccia un percorso di cambiamento imperniato sulla logica di azione cooperativa, recuperata dall’osservazione che l’istinto sussidiario pervade la storia della società civile dove viene coltivata la fiducia e la competenza naturale, senza le quali mercati e governi avrebbero un costo di costruzione e mantenimento umanamente impossibili. Nell’analisi della crisi economica, Rifkin porta in evidenza, attraverso una documentazione ampia, il rischio di “estinzione dell’esperienza” cioè di quel legame naturale che lega tra loro le persone e il creato in una prospettiva, per lui, ecologica. Questo rischio è forse lo stesso che oggi troviamo, secondo la logica del contingente, nei comportamenti di molti di noi, con la complicità della comunicazione economica, di considerare lo spread come l’indicatore che ci dice tutte le mattine come stiamo. Ma ci sono anche persone che ricominciano ogni giorno da un bisogno concreto, senza eludere fatica e paura; c’è gente che disegna tratti di un quotidiano portando alla nostra attenzione il desiderio di un’operatività, sfidando i cambiamenti che stanno trasformando l’attività lavorativa di ciascuno.