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IL CASO/ Dalle pensioni all’articolo 18, ecco le mosse del Governo Monti

Tra le richieste dell’Europa che l’Italia dovrà soddisfare, c’è anche una riforma del mercato del lavoro. GIUSEPPE SABELLA ci spiega in che direzione si muoverà il Governo Monti

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Tra i punti del dossier Europa per il caso Italia elaborato da Olli Rehn, Commissario europeo agli Affari economici, c’è n’è uno che riguarda il lavoro e che ritiene necessario intervenire sulle rigidità del mercato italiano. Per esempio, relativamente al reintegro obbligatorio in vigore per le aziende con più di quindici lavoratori, viene indicata la soluzione del pagamento di un’indennità di liquidazione calcolata sulla base dello stipendio percepito. In buona sostanza, l’Europa ci chiede di compiere scelte decise in funzione del modello di Flexsecurity, ovvero tra il conciliare la massima e possibile flessibilità delle realtà produttive con la massima e possibile sicurezza per i lavoratori nel nostro mercato del lavoro, di fatto molto ingessato e contratto, e ritenuto una delle cause principali del deludente andamento dell’economia italiana.

È questo un problema che investe tutta la politica e che sottopone a tensioni gli equilibri interni dei partiti. Non si tratta di una contrapposizione tra destra e sinistra, ma trasversale, ovvero tra chi crede che sia necessario allinearsi ai parametri europei e chi non ritiene che ne valga la pena o che ciò sia possibile.

La visione europea del mercato del lavoro è racchiusa nella Carta europea dei diritti fondamentali, negli atti e documenti dell’Unione, in base ai quali si tutela la dignità della persona posta al centro di qualsiasi intervento, si punta a incrementare la partecipazione al mercato del lavoro promuovendo i principi di flessicurezza, la mobilità dei lavoratori e la conciliazione tra vita professionale e vita privata, e a sviluppare i sistemi di istruzione-formazione accrescendo le competenze dei lavoratori.

Qui è fondato l’auspicio per il completamento della riscrittura delle regole del mercato del lavoro italiano, nella fattispecie dello Statuto dei Lavoratori (legge del 1970) e del controverso articolo 18 del medesimo. A dimostrazione del dissenso tra europeisti avanguardisti e resistenti, proprio il Senatore democratico e giuslavorista Pietro Ichino ha da tempo raccolto 55 firme del suo gruppo al Senato (più della metà) a favore del suo progetto Flexsecurity, disegno di legge per la sperimentazione di un nuovo modello di protezione della sicurezza economica e professionale dei lavoratori dipendenti sulla base di accordi sindacali nelle aziende consenzienti. Il ddl prevede, anche, la riforma dell’articolo 18, nella direzione di una tutela solo obbligatoria e non più reale in caso di licenziamento per motivi economici od organizzativi. In poche parole, gli esiti di un licenziamento per le aziende con più di 15 dipendenti sono assimilati a quelli per le aziende fino a 15 dipendenti.


COMMENTI
10/12/2011 - "Bontà della proposta..." (Mariano Belli)

Ricordo un mese fa che dicevano che l'abolizione degli effetti dell'art.18 si sarebbe applicata solo ai neo-assunti.....da buoni italiani, si sono già rimangiati tutto? In ogni caso, cosa ci fa un 50enne con 1 anno di retribuzione + 3 di obolo di Stato, quando deve arrivare a 67 per la pensione? (che saranno 70, vedrete). Non ci fa nulla, è solo acqua fresca, la flexicurity può funzionare in un economia moderna e in salute, non in una malata e schiava delle raccomandazioni come la nostra. Un 50enne vuole continuare a lavorare, spesso nell'azienda per la quale ha dato gli anni migliori della sua vita....sarebbe un trattamento simile a quello che certi padroni riservano ai loro cani abbandonandoli in strada... L'autore parla di bontà della proposta per i lavoratori...ma davvero pensa che siamo così fessi? Io non ho mai scioperato, ma come tanti sono pronto alla rivolta, quando non avrò più nulla da perdere.