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Lavoro

FIAT/ Le cinque grandi mosse dietro il “silenzio” di Marchionne

Incontrando il governo, Marchionne ha spiegato (ma non sino in fondo) cosa vuol fare con Fiat. STEFANO CINGOLANI ci spiega quali sono le condizioni per cui il suo piano abbia successo

Sergio Marchionne e John Elkann all'incontro con il Governo (Foto Ansa)Sergio Marchionne e John Elkann all'incontro con il Governo (Foto Ansa)

«Molte cose la Fiat non ce la ha volute dire». Ecco, in questa candida confessione di Paolo Romani si può condensare l’incontro di sabato scorso dei vertici del Lingotto con il governo. Il ministro per lo Sviluppo economico attribuisce silenzi e reticenze a «comprensibili ragioni di riservatezza e per non dare un aiuto involontario alla concorrenza».

Non c’è dubbio, tra i motivi ci sono anche questi, la guerra dell’auto non fa prigionieri. Ma se non fosse solo così? Sgombriamo subito il campo da malevole intenzioni: niente trappole, intrighi, menzogne. Sergio Marchionne ha detto quel che sa e quel che vuol fare (sia pur senza entrare nei dettagli) oggi come oggi. Ma nemmeno lui sa che cosa farà davvero domani, di qui a un anno, figuriamoci nel 2014. I tempi della grande riconversione dell’industria automobilistica mondiale sono così veloci, il quadro è così mutevole, che risulta davvero difficile prevedere sviluppi addirittura poliennali.

Anche perché, quella suonata finora dal manager con il pullover nero resta una incompiuta. A palazzo Chigi ha ribadito che molto dipenderà dalla governabilità delle fabbriche. Senza dubbio è una condizione importante. Però, dopo le vittorie a Pomigliano d’Arco e Mirafiori non si può battere solo e sempre su questo tasto. Anche perché le condizioni per il successo sono soprattutto altrove.

1) Il primo problema resta in terra americana: assicurare il rilancio della Chrysler. L’azienda è rinata grazie alla cura da cavallo, all’innesto di nuove energie manageriali e tecnologiche arrivate dalla Fiat e ai dollari forniti dal governo e dai sindacati. Ma non basta. Chrysler è scesa al quinto posto negli Stati Uniti con una quota dell’8% che la tiene sempre tra color che son sospesi. La prova del mercato nudo e crudo manca ancora: l’aumento delle vendite l’anno scorso è dovuto alle flotte aziendali, i clienti restano in attesa di nuovi modelli, non solo restyling, come il celebrato Grand Cherokee.

2) Il secondo problema è finanziario: bisogna restituire ai governi statunitense e canadese i prestiti sui quali vengono applicati interessi «da usurai» sostiene Marchionne. Intanto ha chiesto altri tre miliardi e rotti di dollari, crediti agevolati come incentivo alla ricerca di auto a basso consumo. Molti sostengono che verranno usati per rimborsare parte dei debiti con un risparmio notevole sugli interessi (meno di un per cento contro il sette).