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LAVORO/ C'è un nuovo "posto fisso" da costruire per i giovani

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Inoltre, è ampiamente condivisibile quanto sostiene il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ovvero che è venuto a mancare il patto tra generazioni che è stato la caratteristica fondante del nostro Paese: i nostri genitori lavoravano per loro stessi, ma soprattutto per i figli e per garantire loro un futuro e uno stile di vita migliori. L’Italia di oggi produce per se stessa e consuma molto più di quel che produce, con un debito pubblico enorme che va aumentando e il cui peso, per l’appunto, viene scaricato sulle generazioni future. È una situazione allarmante, per uscire dalla quale sono necessarie serie politiche di orientamento e formazione che siano in grado di rilevare i veri fabbisogni del nostro mercato, associate a una diminuzione della rigidità in uscita.

 

Molto possono inoltre fare le agenzie per il lavoro: oltre che mettere in contatto domanda e offerta e fornire al giovane un servizio per entrare nel mercato del lavoro, lo possono assistere lungo tutto il suo percorso professionale. E questo è tanto più importante oggi, dove “stabilità” non vuol dire posto fisso a vita, ma piuttosto una perenne condizione di occupabilità (employability). Desideriamo essere un punto di riferimento per l’orientamento dei giovani, per aiutarli a trovare le chiavi d’accesso al mondo del lavoro e vogliamo collaborare con le istituzioni assumendoci la responsabilità sociale di contribuire alla diminuzione della disoccupazione giovanile. Desiderio di stabilità ed esigenza di flessibilità possono coesistere grazie al sistema degli intermediari, ma bisogna tenere compresenti i due dati ineliminabili che caratterizzano la nostra situazione attuale.

 

Da una parte, infatti, le aziende necessitano sempre più di flessibilità e produttività per competere a livello globale, dall’altra non si può fingere che non vi siano le legittime aspirazioni delle persone, che non possono prescindere da una stabilità di medio-lungo periodo per impostare un serio progetto di vita. Per questo è sempre più indispensabile puntare sulla continuità nell’impiegabilità.

 

Vi sono poi alcuni strumenti contrattuali che, se opportunamente rivisti, sarebbero in grado di favorire una maggiore occupazione giovanile: ad esempio, l’apprendistato professionalizzante, che oggi non funziona bene, ma che potrebbe diventare un formidabile strumento di occupazione giovanile se gestito, ad esempio, dalle agenzie; oppure lo staff leasing, uno strumento ancora poco conosciuto e sottoposto a limitazioni di utilizzo, e che invece ha un potenziale enorme che consentirebbe al giovane di entrare nel mercato del lavoro godendo di una stabilità che gli permetta anche di impostare un progetto di vita. Probabilmente, è necessario che una parte “terza”, attraverso un più ampio ruolo - ad esempio, delle agenzie per il lavoro -, si assuma il compito di prendersi cura del percorso formativo e dell’impiegabilità delle persone e non solo dell’efficacia e dell’efficienza del loro utilizzo in azienda.

 

È anche sempre più indispensabile cercare strumenti innovativi e prendere nuove iniziative. Tra le più importanti che Gi Group Academy ha in calendario per il 2011 figurano un convegno a metà marzo sulle strategie e gli strumenti disponibili per ridurre il disallineamento tra le scelte effettuate dai giovani, il sistema dell’istruzione e formazione e il mondo del lavoro. A inizio primavera realizzeremo, inoltre, il primo Gi Day, evento rivolto a giovani che sono stati selezionati dalle nostre filiali e che potranno partecipare a una giornata nel nostro Palazzo del Lavoro di Milano: avranno così la possibilità di svolgere colloqui con aziende “top employer” con interesse all’inserimento lavorativo, partecipare a momenti formativi e seminari su temi cruciali come le diverse forme contrattuali o il corretto utilizzo dei social network per trovare lavoro.


COMMENTI
23/02/2011 - La mia ricetta (Mariano Belli)

Dopo la critica, ecco la mia proposta per l'occupazione (giovanile e non): 1) Pareggio di bilancio (riducendo spesa pubblica quanto basta) 2) Dichiarare l’insolvenza sul debito sovrano (per inciso : siamo sovrani solo sul debito, su tutto il resto….no?) : rimborsarne solo il 50% negli anni successivi alle relative scadenze, con interessi zero. 3) Uscire dall’euro (come vari Paesi del nord che non sono mai entrati), in tal modo aumentando la competitività delle nostre merci tramite eventuali svalutazioni della nuova lira. 4) Con il risparmio sugli interessi, finanziare forti incentivi alle imprese che investono in Italia. 5) L’aumento del Pil e il conseguente attivo di bilancio dovrà andare a ridurre progressivamente il debito (vedi punto 2), fino (si spera) ad azzerarlo. 6) Chiusura delle frontiere per gli extracomunitari, ed espulsione rigorosa dei clandestini. Forte azione di contrasto al lavoro nero e all’evasione fiscale. 7) Risultato finale : disoccupazione tendente allo 0% e prosperità economica. Questo se vogliamo tutti tornare a vivere di lavoro e non di rendite facili (per non dire di peggio...) E’ difficile, è impossibile? Io non credo, basta volerlo fare…. E allora perché i nostri politici non lo fanno? Eheh, provate voi a trovare una risposta, non è difficile…

 
22/02/2011 - Ma di investire in Italia nessuno parla? (Mariano Belli)

Il punto centrale della questione per aiutare i NOSTRI giovani è aumentare i posti di lavoro tramite gli investimenti (IN Italia e non all'estero, come molti hanno fatto per lucrare sui bassi costi di manodopera, e poi ovviamente anche investire meglio sulla formazione dei giovani), e non certo ridurre le tutele ai padri/madri di famiglia 50enni (che non saprebbero poi dove sbattere la testa, e dei quali stranamente, o non tanto..., nessuno si interessa). Una politica così miope toglierebbe ingiustamente solo agli uni per dare agli altri (poco), non farebbe altro che peggiorare ulteriormente la condizione del lavoro dipendente anche perchè spingerebbe al ribasso il costo del lavoro (si potrebbe sempre assumere qualcuno che lavora per meno) e ciò favorirebbe in buona parte solo l'occupazione delle masse di immigrati stranieri notoriamente disponibili ad accettare le più misere condizioni di sfruttamento. La cosa converrebbe certo alle aziende e ai capitalisti nostrani, ma sarebbe la fine dell'Italia, sarebbe la distruzione del tessuto sociale del nostro Paese.

 
17/02/2011 - La Speranza siamo noi per i giovani e viceversa. (claudia mazzola)

Qui a Bs ho visto che aprono attività giovani extracomunitari: calzolaio, barbiere, fruttivendolo, pizza d'asporto. I nostri figlioli non si vogliono più sporcare le mani, oppure aprire negozi a noi cittadini comporta troppa pressione fiscale?

 
17/02/2011 - concordo pienamente (Antonio Servadio)

concordo pienamente con il precedente lettore. Preciso ulteriormente che anche e soprattutto in Italia sono stati gonfiati i numeri di corsi e corsetti di laurea marginali o troppo specialistiche. Analogamente è successo con la quantità di sedi universitarie periferiche e minori, la cui utilità (in alcuni casi - non sempre) consiste nel fornire alle clientele professorali una valvola di sfogo in cui piazzare i propri cadetti. In altri paesi stanno invertendo la tendenza a creare tante piccole sedi mentre qua da noi siamo fermi alle clientele. Sguardo fisso allo specchio. Per quali motivi in un pianeta sempre più multi-culturale, dominato da un'economia sempre più globale, qui si insiste a circoscrivere il tema del reperimento del lavoro all'angusto perimetro dell'amatissimo e infeltrito Stivalaccio?

 
17/02/2011 - quasi tutto giusto,ma.... (attilio sangiani)

concordo quasi su tutto. Il "quasi" significa che non mi sembra vero:1)che il debito pubblico graverà sui figli.In realtà grava su tutti,a partire da quando è stato accumulato. Valga il vero:la maggior parte del debito non è stato fatto per "investimenti in infrastrutture produttive in Italia",che se fossero stati realizzati avrebbero messo il Paese in migliori condizioni per produrre e competere,specialmente dopo la "globalizzazione",peraltro avviata pessimamente e, paradossalmente,in Italia,dalla sinistra "postsocialcomunista"(anni'90). 2)se è vero,come è vero,che si deve rivalutare il lavoro manuale,sconfiggendo la mentalità del"Vile meccanico"(Manzoni),si deve spezzare il rapporto malsano tra "cultura" e aspettative di reddito. La cultura è necessaria a tutti,come la Fede,che sono i due polmoni con cui "l'anima respira".Quindi si deve smettere di stilare statistiche internazionali fondate sul numero di laureati,senza tenere conto che c'è laurea e laurea. Alcune "maturità tecniche" o "professionali" valgono più di una laurea. Da lato opposto non mi pare che si debba tenere in conto esclusivamente la attesa del "mercato" per orientare i giovani. Se percepiscono una vocazione a dedicarsi a studi o professioni non molto appetite dal" mercato",come,per fare l'esempio massimo,quella "al sacerdozio ministeriale cristiano",non si deve,a mio parere,scoraggiarli. Semmai a fare come Paolo di Tarso,che si manteneva con una attività manuale,pur evangelizzando..

 
17/02/2011 - cifre mobili e immobili (Antonio Servadio)

Tutto giusto, ma liberiamoci da ogni possibile retorica. Una osservazione. Al sud sanno perfettamente che la percentuale effettiva di disoccupazione è inferiore. Poiché la cifra ufficiale riguarda soltanto le situazioni regolamentari. E' così da decenni. Non contesto che la situazione sia molto problematica, ma non è corretto ignorare che esistono distanze diverse tra cifre ufficiali e lavoro non registrato, nelle diverse parti di mondo. Una domanda: tutti questi giovani in cerca di occupazione, presumibilmente in buona salute ed esuberanti di energia, senza mogli, figli e nonne a carico, non sono forse pronti ad emigrare laddove il lavoro c'è? Lo sanno che esistono paesi che attivamente cercano di attirare competenze dall'estero, per carenza interna? Voi lo sapete, o forse è più facile agitare sentimenti di disfattismo?