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LAVORO/ C'è un nuovo "posto fisso" da costruire per i giovani

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Tra i dipendenti di Gi Group, il numero di giovani è elevatissimo: persone che hanno tutte le carte in regola per fare molto bene, che s’impegnano, apprendono, crescono di responsabilità e contribuiscono al successo di Gi Group. Basti pensare che uno su quattro ha meno di 30 anni e se estendiamo l’analisi scopriamo che il 62% dei nostri collaboratori non raggiunge i 35 anni di età.

 

Tra le numerose iniziative che le aziende del Gruppo e Gi Group Academy stanno realizzando col mondo accademico, delle istituzioni e degli operatori di settore credo sia interessante citarne in conclusione ancora due. Innanzitutto, nel secondo semestre dell’anno vi sarà la pubblicazione del Rapporto 2011 che OD&M realizza periodicamente con Unioncamere e che quest’anno avrà un particolare focus sui giovani. Ma a ulteriore riprova dell’attenzione che abbiamo sviluppato capillarmente sul territorio, attraverso le nostre agenzie, voglio citare la prima “Filiale First” che abbiamo attivato da settembre a Milano proprio per l’inserimento dei giovani talenti nel mondo del lavoro.

 

Gli ottimi risultati ottenuti ci stanno conducendo a organizzare a breve nuove aperture a Roma, Torino, Padova, Bologna, Bari. La forte specializzazione che abbiamo maturato nel servizio ai giovani in cerca di primo inserimento ci sta consentendo, infatti, di offrire ai candidati orientamento, accesso veloce al mercato del lavoro, valutazione di più proposte qualitative, anche dal punto di vista delle opportunità formative.

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COMMENTI
23/02/2011 - La mia ricetta (Mariano Belli)

Dopo la critica, ecco la mia proposta per l'occupazione (giovanile e non): 1) Pareggio di bilancio (riducendo spesa pubblica quanto basta) 2) Dichiarare l’insolvenza sul debito sovrano (per inciso : siamo sovrani solo sul debito, su tutto il resto….no?) : rimborsarne solo il 50% negli anni successivi alle relative scadenze, con interessi zero. 3) Uscire dall’euro (come vari Paesi del nord che non sono mai entrati), in tal modo aumentando la competitività delle nostre merci tramite eventuali svalutazioni della nuova lira. 4) Con il risparmio sugli interessi, finanziare forti incentivi alle imprese che investono in Italia. 5) L’aumento del Pil e il conseguente attivo di bilancio dovrà andare a ridurre progressivamente il debito (vedi punto 2), fino (si spera) ad azzerarlo. 6) Chiusura delle frontiere per gli extracomunitari, ed espulsione rigorosa dei clandestini. Forte azione di contrasto al lavoro nero e all’evasione fiscale. 7) Risultato finale : disoccupazione tendente allo 0% e prosperità economica. Questo se vogliamo tutti tornare a vivere di lavoro e non di rendite facili (per non dire di peggio...) E’ difficile, è impossibile? Io non credo, basta volerlo fare…. E allora perché i nostri politici non lo fanno? Eheh, provate voi a trovare una risposta, non è difficile…

 
22/02/2011 - Ma di investire in Italia nessuno parla? (Mariano Belli)

Il punto centrale della questione per aiutare i NOSTRI giovani è aumentare i posti di lavoro tramite gli investimenti (IN Italia e non all'estero, come molti hanno fatto per lucrare sui bassi costi di manodopera, e poi ovviamente anche investire meglio sulla formazione dei giovani), e non certo ridurre le tutele ai padri/madri di famiglia 50enni (che non saprebbero poi dove sbattere la testa, e dei quali stranamente, o non tanto..., nessuno si interessa). Una politica così miope toglierebbe ingiustamente solo agli uni per dare agli altri (poco), non farebbe altro che peggiorare ulteriormente la condizione del lavoro dipendente anche perchè spingerebbe al ribasso il costo del lavoro (si potrebbe sempre assumere qualcuno che lavora per meno) e ciò favorirebbe in buona parte solo l'occupazione delle masse di immigrati stranieri notoriamente disponibili ad accettare le più misere condizioni di sfruttamento. La cosa converrebbe certo alle aziende e ai capitalisti nostrani, ma sarebbe la fine dell'Italia, sarebbe la distruzione del tessuto sociale del nostro Paese.

 
17/02/2011 - La Speranza siamo noi per i giovani e viceversa. (claudia mazzola)

Qui a Bs ho visto che aprono attività giovani extracomunitari: calzolaio, barbiere, fruttivendolo, pizza d'asporto. I nostri figlioli non si vogliono più sporcare le mani, oppure aprire negozi a noi cittadini comporta troppa pressione fiscale?

 
17/02/2011 - concordo pienamente (Antonio Servadio)

concordo pienamente con il precedente lettore. Preciso ulteriormente che anche e soprattutto in Italia sono stati gonfiati i numeri di corsi e corsetti di laurea marginali o troppo specialistiche. Analogamente è successo con la quantità di sedi universitarie periferiche e minori, la cui utilità (in alcuni casi - non sempre) consiste nel fornire alle clientele professorali una valvola di sfogo in cui piazzare i propri cadetti. In altri paesi stanno invertendo la tendenza a creare tante piccole sedi mentre qua da noi siamo fermi alle clientele. Sguardo fisso allo specchio. Per quali motivi in un pianeta sempre più multi-culturale, dominato da un'economia sempre più globale, qui si insiste a circoscrivere il tema del reperimento del lavoro all'angusto perimetro dell'amatissimo e infeltrito Stivalaccio?

 
17/02/2011 - quasi tutto giusto,ma.... (attilio sangiani)

concordo quasi su tutto. Il "quasi" significa che non mi sembra vero:1)che il debito pubblico graverà sui figli.In realtà grava su tutti,a partire da quando è stato accumulato. Valga il vero:la maggior parte del debito non è stato fatto per "investimenti in infrastrutture produttive in Italia",che se fossero stati realizzati avrebbero messo il Paese in migliori condizioni per produrre e competere,specialmente dopo la "globalizzazione",peraltro avviata pessimamente e, paradossalmente,in Italia,dalla sinistra "postsocialcomunista"(anni'90). 2)se è vero,come è vero,che si deve rivalutare il lavoro manuale,sconfiggendo la mentalità del"Vile meccanico"(Manzoni),si deve spezzare il rapporto malsano tra "cultura" e aspettative di reddito. La cultura è necessaria a tutti,come la Fede,che sono i due polmoni con cui "l'anima respira".Quindi si deve smettere di stilare statistiche internazionali fondate sul numero di laureati,senza tenere conto che c'è laurea e laurea. Alcune "maturità tecniche" o "professionali" valgono più di una laurea. Da lato opposto non mi pare che si debba tenere in conto esclusivamente la attesa del "mercato" per orientare i giovani. Se percepiscono una vocazione a dedicarsi a studi o professioni non molto appetite dal" mercato",come,per fare l'esempio massimo,quella "al sacerdozio ministeriale cristiano",non si deve,a mio parere,scoraggiarli. Semmai a fare come Paolo di Tarso,che si manteneva con una attività manuale,pur evangelizzando..

 
17/02/2011 - cifre mobili e immobili (Antonio Servadio)

Tutto giusto, ma liberiamoci da ogni possibile retorica. Una osservazione. Al sud sanno perfettamente che la percentuale effettiva di disoccupazione è inferiore. Poiché la cifra ufficiale riguarda soltanto le situazioni regolamentari. E' così da decenni. Non contesto che la situazione sia molto problematica, ma non è corretto ignorare che esistono distanze diverse tra cifre ufficiali e lavoro non registrato, nelle diverse parti di mondo. Una domanda: tutti questi giovani in cerca di occupazione, presumibilmente in buona salute ed esuberanti di energia, senza mogli, figli e nonne a carico, non sono forse pronti ad emigrare laddove il lavoro c'è? Lo sanno che esistono paesi che attivamente cercano di attirare competenze dall'estero, per carenza interna? Voi lo sapete, o forse è più facile agitare sentimenti di disfattismo?