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Quando Regioni, Province e agenzie per il lavoro giocano nella stessa squadra

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Sebbene per dare un giudizio più completo e organico si dovrà aspettare che arrivino tempi migliori, tuttavia è già oggi possibile stilare un primo bilancio delle esperienze di virtuosa collaborazione che si sono realizzare in questi ultimi due, difficilissimi, anni. A tutti i livelli istituzionali vi è certamente maggiore consapevolezza del contributo che i soggetti privati possono dare per poter garantire professionalità e qualità ai servizi offerti in materia di politiche del lavoro.

 

In alcuni casi, come in regione Marche, si è deciso di scommettere sulla definizione di percorsi sperimentali di welfare to work che prevedano un coinvolgimento attivo nelle Agenzie del lavoro, ritenute ora partneraffidabili e credibili per il reinserimento dei lavoratori svantaggiati duramente colpiti dalla crisi. Questi progetti integrati, gestiti dalle Province con la collaborazione delle agenzie, prevedono accanto all’erogazione delle misure di sostegno al reddito, una sorta di “bonus” per quelle aziende che assumano i lavoratori coinvolti nel programma.

 

Iniziative come queste sono, indubbiamente, il sintomo di una profonda trasformazione culturale in corso. Vi è stata, certamente, da un lato la volontà delle agenzie di rivendicare, con orgoglio, il proprio ruolo sociale, tentandosi di affrancare dal vecchio stereotipo che li disegna come semplici “collocatori”. Dall’altro, le istituzioni, in particolare Regioni e Province, hanno preso consapevolezza che l’apporto dei privati non svilisce o riduce, in nessun modo, la loro capacità di governo del sistema e, tantomeno, quella di dare risposte efficaci ai cittadini, ma, bensì, le esalta. Molto cammino è, tuttavia, ancora da fare, ma sembra che la strada giusta sia stata imboccata: lavorare insieme per sostenere buona occupazione, oggi, non è, finalmente, più un tabù.

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