Lavoro
lunedì 21 febbraio 2011
Quando il dito indica la luna, dice il proverbio, lo sciocco guarda il dito. Proviamo allora a dichiararci per una volta serenamente sciocchi, per parlare di quote rosa: quelle che, grazie all’ormai prossima discussione legislativa, dovrebbero essere introdotte nei consigli d’amministrazione delle società quotate del nostro Paese.
Un obiettivo “lunare”, in un certo senso: ambizioso, apparentemente irraggiungibile, perseguito da soggetti animati dal più nobile degli intenti - allargare concretamente la partecipazione pubblica alla componente femminile, assicurare alle donne opportunità realmente pari, offrire un contributo decisivo a sfondare (per riprendere la metafora celeste) il soffitto di cristallo che ancora oggi impedisce alle tante e brave lavoratrici di raggiungere posizioni di significativa responsabilità.
Ma mentre nel nostro Parlamento si vota per permettere a qualche donna in più di varcare la soglia delle stanze dei bottoni, oltralpe si discute di misure dirette a migliorare la vita, anche lavorativa, delle donne, di tutte le donne: e non solo delle donne, ma di entrambi i componenti attivi della famiglia.
Nei giorni scorsi, in Germania, il governo ha firmato insieme ai rappresentanti dell’imprenditoria e dei sindacati un fondamentale accordo per rivedere entro il 2013 i principi su cui è basato l’orario lavorativo. Partito dalla medesima constatazione dell’assoluta scarsità di donne nei ruoli di potere, il dibattito pubblico tedesco è sfociato non in un intervento forzato sul numero di rappresentanti femminili, bensì nella redazione e nella sigla congiunta della “Charta der familienfreundlichen Arbeitszeiten” - così suona in lingua originale il titolo dell’intesa. Un documento che prende di mira quella che la giovane e incinta ministro della Famiglia, Christiane Schroeder, ha definito “la cultura tradizionale della priorità della presenza alla scrivania in ufficio, obsoleta e dannosa”, e si propone di scardinarla come necessaria premessa per allargare gli spazi di partecipazione femminile al mondo del lavoro.
Si tratta di una novità fondamentale: di fronte al tradizionale conflitto tra famiglia e lavoro, la Germania ha scelto, una volta tanto, di non risolverlo intervenendo sempre e soltanto sul primo fronte (come si continua a proporre dalle nostre parti caldeggiando soluzioni, come l’aumento di asili nido o l’estensione dell’apertura scolastica, che si fondano di fatto sulla delega educativa e affettiva), ma di mettere in discussione il secondo.
E' un bell'articolo su una donna primo ministro, su tutte le donne ed é scritto da una donna...E anche chi si compiace dell'articolo é una donna!
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