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FIAT/ Da Russia, Cina e India, tre sonori "schiaffi" a Marchionne

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica) Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Anche in India i conti non tornano, visto che le vetture vendute sono circa 20 mila contro le 130 mila del target 2014: e sì, che in quel Paese il partner strategico è Ratan Tata, che siede anche nel consiglio Fiat e non è uno qualunque, ma il vero magnate automobilistico indiano. Mentre la Cina ha registrato finora solo passi falsi, con i tentati accordi con Nanjing e Chery, mentre la nuova joint con Gac (Guangzhou automotive) dovrebbe partire nel secondo semestre dell’anno prossimo.

 

In questo quadro industrialmente un po’ fosco, si avvicina il Salone di Ginevra che vedrà finalmente i nuovi modelli Fiat di derivazione americana, primo fra tutti la nuova Lancia Thema realizzata sulla base della Chrysler 200: prosit. Ma da un signore che di auto s’intende, come Giorgio Giugiaro - che ha recentemente ceduto la sua azienda di design al colosso Volkswagen - Marchionne ha dovuto incassare un durissimo attacco. Il patron della Italdesign lo ha infatti definito

“un grande uomo di finanza. non di prodotto. Ma l’auto è un prodotto che si deve vendere e deve conquistare, non è un gioco di finanza, è il gioco di fare prodotti competitivi”.

 

Vecchi rancori, insopprimibile rivalità? Forse, anche. Ma la provocazione è di quelle che colpiscono alla bocca dello stomaco: finora Marchionne ha lanciato solo tre auto di successo, la nuova Panda, la Grande Punto e la Cinquecento. Tutte e tre “figlie” di progetti preesistenti a lui.

 

E poi ha fatto prodigi di finanza straordinaria. È arrivato il momento di fare prodigi sui prodotti: sia in America, dove le cose sembrano andare bene, ma non così brillantemente come certe cronache propagandistiche sostenevano fino a qualche settimana fa, e soprattutto nei Paesi emergenti. Oltre che in Italia. Altrimenti, la prossima mano di poker potrebbe essere quella perdente: per gli operai italiani, però, più che per lui.

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