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Lavoro

Diritto in bilico col milleproroghe

Lo stop imposto dal Presidente della Repubblica al decreto milleproroghe potrebbe evitare un grosso scempio normativo

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Lo stop imposto dal Presidente della Repubblica al decreto milleproroghe potrebbe evitare un grosso scempio normativo. Un emendamento spuntato in Commissione Bilancio aveva inserito nel testo del decreto una norma che, con una tecnica incomprensibile, prorogava i termini per impugnare i licenziamenti (termini che esistono da decenni recentemente ritoccati dal cosiddetto Collegato Lavoro).

L’obiettivo, mal realizzato, della norma era un altro: prorogare la disposizione del Collegato Lavoro che aveva esteso i termini per impugnare il licenziamento anche alle impugnazioni dei contratti flessibili. Ma l’emendamento non chiariva se anche questi termini erano prorogati e, in ogni caso, una legge non può rimettere in termini chi è già decaduto da un diritto, o meglio può farlo ma solo con una norma espressa (e non certo con una norma incomprensibile come quella inserita nel milleproroghe).

Di fatto, un enorme pasticcio, che ha messo in allarme tutti manager delle risorse umane, i quali avevano salutato con grande piacere le nuove norme sul contenzioso e non hanno capito il senso di questa pasticciata retromarcia. Già si stava discutendo sulla costituzionalità di una norma così irrazionale, quando è arrivato il messaggio di Napolitano, che ha denunciato la cattiva abitudine del Paralamento di inzeppare i provvedimenti legislativi di norme eterogenee (come era quella sui licenziamenti, che poco c’entrava con un provvedimento tecnico come il milleproorighe).

Il Governo sta riscrivendo con grande fretta il testo del milleproroghe: se la norma incriminata rispuntasse dentro il nuovo decreto, sarebbe una scelta veramente difficile da capire. Basta approfondire la portata tecnica della disposizione per apprezzare la sua totale irrazionalità. La norma dice che viene sospesa l’efficacia delle disposizioni contenute nell’art. 6 della legge n. 604/1996. Queste disposizioni sono state recentemente riformate dal Collegato Lavoro che, per i licenziamenti, ha tenuto fermo il vecchio principio dell’obbligo di impugnativa entro 60 giorni, ma ha introdotto l’ulteriore obbligo di promuovere l’azione giudiziale nei successivi 270 giorni.