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LAVORO/ Galassi (Confapi): dai reparti i giovani potranno far crescere l’Italia

Nuovi prodotti e riscoperta della produzione possono aiutare l’economia italiana. E, per questo, spiega PAOLO GALASSI, servono anche i giovani

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Il Pil italiano, dice il centro studi di Confindustria, è ripartito nel primo trimestre del 2011 dopo il +0,1% degli ultimi tre mesi del 2010, ma la ripresa resta ancora debole. Tanto più che l’aumento dei prezzi delle materie prime che si sta registrando in questi giorni rischia di far lievitare i costi di produzione e, quindi, di vendita. Un pericolo da non sottovalutare, come ci ricorda Paolo Galassi, presidente di Confapi (la Confederazione nazionale della piccola e media industria italiana), anche perché in gioco ci sono tanti di posti di lavoro, in un momento in cui i giovani faticano a trovarne uno.

Il Governo sta predisponendo un piano per lo sviluppo dell’economia. Secondo lei, cosa bisogna fare e quali sono le priorità per sostenere lo sviluppo?

Mi sembra che il piano del Governo contenga cose importanti che se venissero realizzate non potrebbero che portarci dei vantaggi. Le buone intenzioni, quindi, ci sono tutte, ma mi piacerebbe vedere i fatti, al di là dei testi delle leggi. Penso, poi, che per le Pmi occorra fare qualche cosa in più, come ha sottolineato negli ultimi giorni anche lo stesso ministro Romani. Bisogna far crescere le Pmi, stimare chi ha il coraggio di investire, di crescere, di far lavorare più persone.

Intanto, è arrivata la proroga della moratoria dei debiti delle Pmi.

Il problema finanziario è molto sentito, per cui la moratoria è stata molto importante. Servono, però, anche infrastrutture di livello, leggi che ci aiutino nelle esportazioni e una riforma fiscale che ci permetta di avere un costo aziendale competitivo con la concorrenza internazionale e di lasciare qualcosa in più in busta paga ai nostri dipendenti.

Quali sono le vostre prospettive per il 2011?

Per alcuni settori, specie quelli legati all’export, si potrà avere una crescita fino al 10% del fatturato. Ma resta il fatto che in alcuni casi ne è stato perso anche il 50% durante la crisi. Non bisogna dimenticare, poi, che metà delle aziende che sono sopravvissute alla crisi ha bilanci in perdita. Se non aumenteranno le vendite, rischiano di non poter sopravvivere. Per fortuna, in alcuni mercati, specie dove si sta registrando una crescita come in Germania, i nostri prodotti trovano spazi, anche perché chi li compra è disposto a pagare la loro alta qualità.

La situazione del Nord Africa, con le rivolte che sono arrivate anche in Libia, sta scatenando una corsa al rialzo del prezzo del petrolio. Che impatto potrà avere sulla vostra attività?