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Lavoro

IL FATTO/ Reboani (Italia Lavoro): tre programmi per favorire i giovani sul mercato

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Per due ragioni. Innanzitutto per via della crisi, che ha inciso certamente di più sull’occupazione giovanile in tutti i paesi industrializzati, non solo in Italia. Inoltre, tutti i sistemi economici dei paesi industrializzati stanno scontando un disallineamento tra le nuove competenze che il mercato del lavoro richiede ai giovani e i processi educativi, in particolare in Italia.

 

Rispetto ai diversi fattori indicati nelle analisi sulle cause della disoccupazione giovanile, ritiene che questo sia quello decisivo?

 

Dire che questo è il fattore decisivo mi sembra eccessivo. Si tratta di un elemento importante e abbastanza significativo. Direi che in generale, come si dice nelle analisi, il problema dipende da un concorso di cause.

 

Come Italia Lavoro cosa state facendo e farete in materia di occupazione giovanile? Quale l’impegno rispetto al Piano Giovani Italia 2020?

 

Il compito di Italia Lavoro è di attuare le politiche che il governo decide a livello nazionale e di cercare di articolarle a livello regionale. In questo campo ci stiamo muovendo su tre versanti: il miglioramento delle conoscenze sul mercato del lavoro (come, ad esempio, qualifiche e competenze richieste), insieme con Unioncamere, attraverso il potenziamento delle indagini conoscitive, tra cui Excelsior; un grosso programma operativo dedicato alle transizioni tra scuola e lavoro, per garantire un ingresso più immediato nel mercato; la promozione dell’apprendistato, soprattutto per i giovani tra i 15 e i 17 anni, per favorire un ingresso operativo nel mercato del lavoro. Dobbiamo fare anche in modo che questa linea nazionale sia poi calata e articolata territorialmente. Ci sono già regioni impegnate su questi versanti, l’importante è che tra le diverse realtà territoriali ci sia un minimo comune denominatore.

 

Quanto occorrerà per vedere e valutare i risultati delle azioni che stanno mettendo in campo?

 

Per alcune operazioni (come l’e-placement o la transizione scuola-università/lavoro) possiamo avere dati quasi immediati. Per avere una statistica più completa e complessiva, credo che ci vorrà un po’ più di tempo.

 

Che ruolo possono avere gli operatori dei servizi per il lavoro per supportare l’ingresso dei giovani nel mercato?